Il Tirreno

Versilia

«Nelle notti di pioggia non dormo»

di Cesare Bonifazi
«Nelle notti di pioggia non dormo»

Giannetta Pieruccioni rivive gli attimi in cui il fiume divorò Cardoso

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CARDOSO. Quella di Cardoso è una ferita che non si rimargina: «Ancora oggi dalla finestra di casa guardo l'altezza dell'acqua sul ponte, quando sale troppo vado in ansia e nelle notti in cui piove molto è difficile dormire», Giannetta Pieruccioni è stata un'immagine simbolo di quella tremenda alluvione che è costata la vita a 15 persone, 12 di queste proprio a Cardoso. Giannetta era stata portata al sicuro a Pozzi con un elicottero dopo che si era rifugiata sul monte, della madre non si avevano notizie. Una volta scesa di lì ha visto la sorella dall'altra parte di una rete e ha cominciato a gridarle «la mamma è viva, la mamma è viva»: era riuscita a sapere dai soccorritori che l'acqua l'aveva relegata in casa, ma era viva.

La giornata di ieri è stato un triste anniversario, venti anni da quel 19 giugno. Ovunque, dai resti della torre, al monumento in memoria dei defunti dell'alluvione, c’erano ghirlande di fiori che hanno decorato tutta la strada che va dalla chiesa alla sommità del paese. Per le quattro stradine che compongono il centro abitato la gente camminava in silenzio, a far da colonna sonora solamente il rimbombo dell’acqua dei torrenti che oggi fanno un po' meno paura. Alcuni passanti, affacciati dal parapetto dei fiumi, guardavano l'acqua scorrere come per controllare che tutto fosse a posto.

«Ricordo quei momenti - dice Giannetta - come se fosse ieri. Io e mio marito eravamo andati a prendere nostra figlia che tornava da scuola. Quando siamo arrivati in strada c’era l'acqua che arrivava praticamente all'altezza dei piedi. Siamo rientrati subito in casa perché pensavamo che saremmo morti tutti. Poi siamo scappati per rifugiarsi nel monte - ricorda - dalla finestra della casa che ci ospitava ho visto che al posto del paese c’era solo una grande spianata di terra. L'acqua si era portata via tutto». Le lacrime le tornano ancora agli occhi: Giannetta ha perso la suocera e gli amici.

Tra le case ricostruite ce n'è solo una che è rimasta diroccata. È una ferita lasciata volutamente lì a ricordare quei giorni. Tra i resti di quell’abitazione c’è ancora una mensola con una bottiglie e alcuni bicchieri rimasti in piedi per vent'anni.

Alle 13.50, l'ora riconosciuta come il momento in cui tutto è cominciato, la campana della chiesa ha rintoccato a lutto. Quella chiesa è stata un punto di riferimento per tutta al comunità: lì vi hanno trovato rifugio i cittadini, c'era stata allestita una mensa ed era il quartier generale degli aiuti. La città è andata avanti ed è risorta, ma non dimentica.

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