Italia
«Basta con gli abusivi» I pescatori di arselle sul piede di guerra
Telline vendute al nero ai ristoranti senza controlli sanitari I professionisti: «Noi in regola rischiamo di perdere il lavoro»
VIAREGGIO. «Dietro agli spaghetti con le arselle c’è un mercato irregolare completamente al nero. Il prodotto, privo di tracciabilità, viene lavorato nei garage di casa. E noi che rispettiamo le rigide regole della pesca di telline, rischiamo di rimanere senza lavoro». Parola dei professionisti delle arselle.
Senza giri di parole, i pescatori dicono «basta agli abusivi»: i cosiddetti “sportivi” «che dovrebbero limitarsi a una pesca di cinque chili d’arselle e che invece pescano fino a cento chili al giorno, prendendo anche quelle piccolissime, su cui c’è il penale», spiegano Giorgio Martinelli, Jonathan Tedeschi e Bruno Mannucci, pescatori della cooperativa Mare Nostrum.
«Gli sportivi - dice Martinelli - ci tolgono 4.500 tonnellate all’anno di prodotto piccolo, che moltiplicato per la crescita diventa il quintuplo di arselle sottratte. Vendono ai ristoranti senza pagare le tasse e senza i controlli dell’Asl». «Noi - va avanti poi Tedeschi - dobbiamo rispettare tutte le regole. Per 5 euro al chilo portiamo le telline pescate in magazzino, dove vengono insacchettate e tracciate».
E ancora: « Venderle ai ristoranti col guscio è impossibile. Comprano le anime, non il guscio, e noi al mercato ittico non abbiamo gli strumenti per lavorare le arselle. Le anime trattate regolarmente inoltre, verrebbero vendute a 70 euro al chilo, contro il prezzo degli abusivi che va dai 15 ai 30 euro. Con un chilo di anime - continua - il ristoratore ci tira fuori 40 piatti, a 12 euro al piatto. Noi però non diciamo che è colpa dei ristoranti. Anzi: l’arsella è un prodotto tipico viareggino e il cliente vuole gli spaghetti con le telline. Il ristoratore compra le anime nell’unico mercato possibile, quello che a Viareggio è diventato un vero e proprio business. I falsi pescatori sportivi - chiosa Tedeschi - non vanno considerati come disoccupati che cercano di portare qualcosa a casa. Non lo sono. Parliamo di un centinaio di persone che guadagnano vendendo le arselle abusivamente, senza alcun rispetto per le norme igieniche e sulla tracciabilità, e senza pagare le tasse».
I pescatori parlano di un «disastro»: quello occupazionale. L’ultimo divieto di pesca e commercializzazione delle arselle infatti, è scattato il 10 giugno scorso per il mare inquinato. L'Asl ha riscontrato una presenza superiore alla norma di escherichia coli (i batteri che indicano la presenza di liquami) nei molluschi. Lo stesso divieto era scattato a gennaio. Fino al marzo scorso niente pesca. Poi, ad aprile, è arrivato il sacrosanto fermo di legge per consentire il ripopolamento della specie.
«A tutto questo - spiegano i pescatori - si aggiungono gli abusivi che prendono di tutto con maglie del 6 e dell’8, contro le nostre che sono del 10. Sulle telline piccole, c’è il penale, ma quando mai viene applicato? Così rovineranno la pesca per anni».
Il mercato delle arselle al nero, a detta dei professionisti, è florido. Insomma, se la passerebbero meglio gli “sportivi” che non chi lavora regolarmente nel settore. «Alcuni ristoratori inoltre , usano le arselle francesi come specchietti per le allodole. Quelle francesi, che sanno di baccalà - sottolinea Martinelli - sono tracciabili. Nei ristoranti ne comprano qualche chilo di volta in volta, poi il grosso lo prendono a Viareggio».
La richiesta dei pescatori è di istituire un tavolo al fine di migliorare le regole: sia per consentire a loro di vendere con più facilità, sia per arrivare a una stretta sugli abusivi. «Chiediamo ancora più controlli da parte della Capitaneria di porto - dice Mannucci -. E poi un tavolo con tutti gli enti coinvolti, compreso il Comune di Viareggio visto che rischiamo di perdere il lavoro, per trovare una soluzione. Dove c’è il professionale non può esserci anche un vero e proprio mercato di “amatoriali”».
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