Sicurezza
Sentenza Prisco: «Vergogna di essere italiana»
Lo sfogo della madre di Valentina dopo che la Corte d’Appello ha ridotto la pena a chi l’ha uccisa
VIAREGGIO. Il giorno dopo la sentenza della Corte d’Appello di Firenze c’è un’unica cosa da dire, sono le parole di Maria Luisa Secchi, madre di Valentina Prisco morta investita a soli 28 anni: «Mi vergogno di essere italiana». Il giudizio di secondo grado ha infatti ridotto la pena al fiorentino Matteo Mazzetti, trentenne al momento in cui - nel maggio 2013 - al volante di una Golf ha investito Valentina a due metri dalla strisce pedonali, sul viale a Mare di Marina di Pietrasanta, attraversato da decine e decine di giovani che alle quattro del mattino, mentre pioveva, uscivano dai locali della zona. Il Tribunale di Lucca, con rito abbreviato, aveva condannato Mazzetti a due anni e 4 mesi per omicidio colposo, più otto mesi per guida in stato di ebbrezza, la patente era stata ritirata, l’auto sequestrata. La Corte d’Appello di Firenze ha ridotto la pena a due anni e bisogna attendere le motivazioni per capire cosa ha mosso il giudice di fronte ad un intervento della Procura generale che «in venti minuti - ricorda la madre di Valentina - ha effettuato una struggente ricostruzione dell’intera tragedia, con precisione e toni tali da far piangere». Come si fa - chiede Maria Luisa Secchi - «a considerare una vita umana meno del furto di un portafoglio?».
In aula a Firenze, venerdì l’imputato si è presentato con il padre ed un gruppo di amici: «Più che altro sembrava supporter - sono le parole dure dell’avvocato Federico Alfredo Bianchi, per l’Associazione europea familiari e vittime della strada, che ha assistito la madre di Valentina nel processo d’appello. «Mi sarei aspettato un altro governo dell’aula da parte del presidente», continua il legale: «Invece l’udienza è stata segnata da commenti, valutazioni da parte di chi accompagnava l’imputato che abbiamo potuto udire neanche troppo in sottofondo».
Non appena saranno depositate la motivazioni, assicura l’avvocato Bianchi, «interloquiremo con il Procuratore generale che è il soggetto legittimato al ricorso in Cassazione».
La famiglia di Valentina, sono ancora le parole della madre Maria Luisa, «andrà avanti. E mi chiedo: ma questa è giustizia? Ma il giudice, che è una donna, sa cosa vuol dire essere svegliati nel cuore della notte per sentirsi dire che un figlio ha avuto un incidente? Non lo auguro a nessuno. Ma a noi, come a tante altre famiglie che si sono battute in questi anni per arrivare alla legge che ha introdotto in Italia il reato di omicidio stradale, purtroppo è successo. E nessuno di noi può dimenticare. Neppure per un secondo. Noi siamo condannati all’ergastolo: l’ergastolo del dolore». (d.f.)
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