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Versilia

Ubriaco uccise una ragazza di 28 anni: pena ridotta. La madre della giovane: "Mi vergogno di essere italiana"

Valentina Prisco e la madre con in mano una gigantografia della figlia
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Valentina Prisco e la madre con in mano una gigantografia della figlia

Valentina fu travolta di notte fuori da una discoteca sul lungomare di Lido di Camaiore. In Appello pena ridotta di 4 mesi all'investitore

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VIAREGGIO. Lei, da madre, non si è chiusa nel più atroce dei lutti. Ha pianto la figlia Valentina Prisco, investita e uccisa a soli 28 sul Lungomare di Marina, dal fiorentino Matteo Mazzetti, di poco più grande. Ma ha messo il suo strazio al servizio delle battaglia per la legge sull’omicidio stradale. Che per Valentina nulla può, ma per troppi altri sì. Da qui a vedersi ridurre la sentenza dalla Corte d’Appello di Firenze, però, c’è la rabbia di rendersi conto che ancora non si capisce come le auto siano armi. E guidarle quando non si è lucidi, come nel caso dell’incidente di Valentina, deve restare l’aggravante delle aggravanti.

In primo gardo il Tribunale di Lucca (rito abbreviato) aveva condannato Mazzetti a 2 anni e quattro mesi per omicidio colposo. Pena alla quale si erano aggiunti altri otto mesi per guida in stato di ebbrezza. Con assegnazione di una provvisionale alle parti civili. All’uomo era anche stata ritirata la patente e l’auto venne confiscata. La Corte di Appello di Firenze ha ridotto la pena a due anni. E bisognerà capire con quali mai motivazioni. "Mi vergogno di essere italiana. Il 3 marzo - dice Maria Luisa Secchi, madre di Valentina - è stata finalmente approvata la legge sull'omicidio stradale. Le pene saranno più severe e chi non rispetta il codice della strada andr in galera. Ma nel caso di mia figlia, invece, l'investitore si è visto ridurre la pena di 4 mesi".

Mamma Maria Luisa - che per l’appello si è affidata al legale di un’associazione che segue le figlie delle vittime della strada - ricorrerà in Cassazione, decisa come sempre ad avere ragione per quella vita strappata a chi la amava e al futuro che la giovane donna avrebbe sicuramente avuto. «Siamo noi i veri condannati. Io, la mamma, e tutta la famiglia, condannati per sempre all’ergastolo del dolore. Un dolore che finché vivrò non passerà mai», sono le parole che la donna aveva voluto utilizzare in occasione del terzo anniversario della morte di Valentina, appena un mese fa. «Il 3 marzo - aggiungeva Maria Luisa - è stata finalmente approvata la legge sull’omicidio stradale. I nostri cari non torneranno più. Lo so, lo sappiamo. Ma ci siamo battuti fino allo stremo pensando che le tragedie che sono accadute a noi non dovessero essere mai più, Adesso le pene saranno più severe e chi non rispetta il codice della strada andrà in galera». Evidentemente così ancora non è.

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di Redazione web