Il Tirreno

Versilia

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Quei bolidi del mare che sfrecciavano fino alla Corsica

di Adolfo Lippi
Una immagine dell'edizione del 1970 della Viareggio-Bastia-Viareggio
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Una immagine dell'edizione del 1970 della Viareggio-Bastia-Viareggio

Storia e leggenda della gara di motonautica che appassionò principi, attori e industriali

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VIAREGGIO. Riprende vita la Viareggio-Bastia-Viareggio, competizione di motonautica che fu arcinota nel mondo. Per ora riprende come memoria e come raduno di prestigiosi reduci, cioè commemorazione.

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Ma il vivacissimo Roberto Brunetti neo-presidente del Club Nautico di Viareggio e due autentici passionali narratori, Marco Bertini e Gianni Giampaoli, giurano che presto riprenderanno a sfrecciare su queste coste i bolidi del mare, quelle superportenti macchine d’assalto che come i pesci-rondini, avvistati da Cook nei mari pacifici , balzano sulle onde, volano, ripanciano sull’acqua con un sibilante fracasso e conquistano ormai da cinquanta e più anni primati e vittorie.

La “Viareggio-Bastia-Viareggio” si svolse la prima volta il 14 luglio 1962. Finì, per mutare delle abitudini e scarsa considerazione delle amministrazioni locali (al solito disinteressate), nel 1994. Ma per Viareggio quei trentadue anni furono anni di ricettività importante: venivano non solo star dello spettacolo alla “Bussola” o alla “Capannina”. Ma sui moli, dove i cantieri navali tornavano a risplendere (Benetti, Codecasa, Picchiotti) si aggirava il fiore dell’industria italiana, da Gianni Agnelli a Pirelli, da Bonelli a De Angelis a Bonomi; e tutti si interessavano agli yacht e tutti compravano, sicché i cantieri non vivevano più e solo sulle commesse propiziate dai ministri Togni e Pieraccini, ma prendevano a far sul serio nel naviglio da diporto, che pur s’era già affacciato prima della guerra con i panfili di Guglielmo Marconi e Giacomo Puccini.

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In una città che doveva tantissimo alla vela (dal brigantino al barcobestia) fu il motore, diesel e benzina, a conquistare il Club Nautico e soprattutto il suo storico e fascinoso presidente, quel Franz Furrer che mescolava intraprendenza industriale ed eleganza artistica (era un astratto colorista raffinato e gagliardo). Furrer da quando il Club era stato fondato (correva l’anno 1957) capeggiava un consiglio di ricchi e di audaci. Vi era il fiore della borghesia viareggina legata al turismo, al commercio, alla nautica, da Acampora ai Benetti, da Ugo Codecasa ai Bertolli da Martinotti a Ido Puccinelli. Vi era perfino Sergio Bernardini ormai, in quegli anni, assurto di blasone nel bel mondo finanziario versiliese.

Un bel giorno, nel 1961, Furrer, vagando in battello nella baia dell’Hudson a New York fu colpito da una competizione epica. In quelle acque se la battevano dei motor cruiser potenti ed ambiziosi. Alla guida di uno dei bolidi vi era, nientemeno quel Sal Griffith, ex campione di football americano, già bodyguard del generale Patton, ex ufficiale di rotta dei bombardieri, ex pilota a Indianapolis. Naturalmente fu lui a vincere la gara. Lo presentarono a Furrer ed al presidente spuntò il guizzo: far svolgere una corsa di motor yacht davanti a Viareggio.

Così quando tornò al club trovò alleati in Federigo Landucci, in Sergio Sonnino proprietario dei cantieri “Ital Craft” di Anzio e in Attilio Pieroni della “Navaltecnica”. Ed insieme inventarono il “Raid Int. ernazionale per motor yacht”, primo nel mondo. Che vide subito gareggiare ben nove barche.

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Erano cabinati un po’ tozzi, ancora dedicati più a portare bionde a largo che a saettare le onde. Però, nel percorso che li vedeva spingersi al Tino tornare indietro e puntare a Bastia (con sosta), ce la misero fulminanti. Vi erano dei Picchiotti (serie “Giannutri”) dei Cris Craft, la squadra Italcraft (con quattro barche), infine il gioiello della Navaltecnica quella “A Speranziella” progettata da Renato “Sonny” Levi che sarebbe divenuto un mito della nautica.

La “A Speranziella” vinse, quella volta lì, condotta da Attilio Petroni in 5 ore e 29’ (tempi sommati dell’andata e del ritorno).

Però già si affacciava un avvocato romano, Vincenzo Balestieri, che sarebbe poi stato vincitore di molte edizioni. Praticamente il re-campione. Al suo insegnamento venne ad ispirarsi un giovane spavaldo, Ronny Bonelli, figlio del re dei fumetti (Tex e Dylan Dog erano i best-sellers familiari) che piombato a Viareggio prese subito una barca imponente e una fidanzata da sconvolgere, quella Rosaria dai lunghissimi capelli e dalle forme Belen che sarebbe poi divenuta la signora Panatta.

Passavano le giornate a provare i motori, a sfidare la vita, a bere whisky da “Manetti” di Angelo Toschi. Bonelli non vinse mai l’Elica d’oro, ma stupì per intere stagioni l’argentato jet set del Forte (Pietrasanta era ancora provincia).

Chi vinse invece un’edizione (nel 1987) fu Stefano Casiraghi, il bel principe monegasco, che alla guida del suo “Sun International”, motore Lamborghini, percorse a 60 nodi di media la lunghissima tratta. Purtroppo la motonautica fu fatale a Casiraghi. E l’eco della sua tragica morta nelle acque francesi dove gareggiava con il “Pinot de Pinot” fu fatale anche alla “Viareggio-Bastia-Viareggio” che venne ritenuta pericolosa, lentamente perdette simpatie e di lì a poco venne abbandonata. Non considerando che a Viareggio, grazie al trofeo “Elica d’oro” erano passati personaggi di grandissimo rilievo, venuti da ogni parte del mondo: da Richard Bertram (Usa) a Jim Wynne (Usa), a Merik Lewis (Usa) a Chalres Gardner (Gb), da Don Aronow (Usa) a Don Sheald (Gb) a Tod Toleman (Gb) a Andrea Ugland (Nor) ad Hans Bohic (Australia). Con gli italiani Angelo Spelta, Fabio Buzzi, Antonio Gioffredi, Maurizio Ambrogetti, Cesare Fiorio, Renato Della Valle, Giulio De Angelis. Una volta gareggiò anche Alberto Tomba.

Così alcuni di questi volti verranno rifesteggiati, vecchi eroi dell’offshore, per iniziativa di Roberto Brunetti, magico momento per brindare al passato splendido e per andare, perché no, in un’auspicato ritorno. La festa è programmata a partire dal prossimo 21 luglio e in quella occasione ricompariranno, in raduno, le barche che fanno epoca. Rivedremo sfilare, in un intenso programma, questi pesci rondini leggiadri e velocissimi. Rammentando come il mare viareggino dai tempi della vela alle barche ad alta tecnologia fu, al di là degli incensi mondani, anche pane per buona parte della popolazione. E che Viareggio anche di barche da sempre vive.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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