Il Tirreno

Versilia

Sgombero, si attende il rapporto dell’Asl

di Donatella Francesconi
Sgombero, si attende il rapporto dell’Asl

Sopralluogo una settimana fa al campo di via Cimarosa

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TORRE DEL LAGO. L’amministrazione Del Ghingaro attende il verbale del sopralluogo effettuato dalla Asl, circa una settimana fa e completo di foto, al campo comunale che accoglie i Rom del progetto nato nel 2007 per poi dare il via all’ordinanza di sgombero. Questo trapelava dalle stanze del Municipio nella giornata di ieri, quella in cui né sindaco né assessore hanno raccolto l’invito all’incontro con la piccola comunità torrelaghese. Invito formulato dagli stessi residenti al campo. I quali ieri si sono riuniti alla circoscrizione di Torre del Lago, insieme a tutte le associazioni che li sostengono da anni, presente anche don Leonardo Della Nina per la parrocchia della frazione. «Siamo uomini. Non fili di paglia da buttarci via così», è la voce di Marin Udica: «Non stiamo a fare i bischeri qui in Italia. Sono iscritto al Centro per l’impiego e accetto tutto quello che capita. Lo si fa per i figli, come tutti. Tre anni fa spaccavo la strada per i lavori della fognatura e dell’acquedotto: guadagnavo 500 euro al mese. Tutti i miei figli sono andati a scuola qui. L’altro giorno, quando sono iniziate le vacanze, hanno pianto».

Erano stati gli stessi residenti del campo, qualche giorno fa, a rendere noto che le donne erano state convocate dal servizio sociale del Comune che aveva indicato in venti giorni (dunque, entro fine giugno) il tempo per fare i bagagli, destinazione alcune case-famiglia (che comunque l’amministrazione paga) per madri e bambini. Per gli uomini, invece - è stato ricordato nell’incontro di ieri con le associazioni - la soluzione è carico dei singoli.

«Il lavoro portato avanti con questa comunità è stato proficuo», sono le parole di Regina Satariano, volto e voce di un pezzo di storia di Torre del Lago. Grazie alla cooperativa “il Cappello” e all’Istituto comprensivo con i suoi insegnanti. A fronte di questo “pezzo” di progetto iniziale - che ha visto finanziamenti comunali, regionali (70.000 euro destinati all’inserimento lavorativo, girati al Comune e se ne sono perse le tracce)) e del ministero dell’interno, grazie all’intervento del senatore di Rifondazione, Milziade Caprili - il campo è rimasto lo stesso. Anzi peggio. E la condizioni che doveva essere provvisoria è diventata definitiva. Ed oggi - è la voce dell’ex candidato sindaco avvocato Filippo Antonini, con il Comune in dissesto «se fa schifo il Centro congressi non si capisce perché non debba fare schifo il campo Rom». Come a dire che un sopralluogo dell’Asl nei sotterranei imbevuti di acqua del Principino porterebbe ad una ordinanza analoga a quella del campo Rom.

«Il processo di smantellamento del campo di via Cimarosa deve essere un percorso da fare insieme», dichiarava l’assessore al sociale, Sandra Mei, in un comunicato stampa dell’aprile scorso: «Alla prossima riunione del tavolo intendo invitare anche un referente delle famiglie Rom che abitano il campo ed un esponente di Opera nomadi», aveva annunciato Mei. Ieri Licio Lepore, per l’associazione “Berretti bianchi” che da sempre segue il campo, ha raccontato che la vicenda viareggina ha suscitato l’attenzione dell’ “Associazione 21 luglio” (Roma), organizzazione no profit impegnata nella promozione dei diritti umani di Rom e Sinti a Roma e in Italia. E che c’è l’intenzione di «sollevare il caso di fronte all’Ufficio nazionale discriminazioni razziali, ufficio del Governo».

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