Sicurezza
Patrimonio fallita: possibili risvolti penali
Il curatore Donato Bellomo presenterà a breve la propria relazione a Tribunale e Procura di Lucca
VIAREGGIO. La relazione, dovuta per legge, al giudice fallimentare e alla Procura della Repubblica per fissare «il quadro della vicenda storica della Viareggio Patrimonio e quello delle responsabilità individuabili che rientrano nella fattispecie dei reati in ambito fallimentare». Donato Bellomo, curatore della società “in house” fallita, assicura che questa parte del suo lavoro sarà conclusa «in tempi brevi». Ed ai consiglieri che chiedono atti ed il dispiegamento dell’intera situazione trovata da settembre ad oggi, Bellomo risponde con la chiarezza consueta di chi non ha politica: «Vi potrebbero essere risvolti di carattere penale, per cui non tutti potranno avere la mia relazione. Vi potrebbero essere capitoli disponibili e capitoli non disponibili. Ma il quadro storico dovremmo riuscire a fornirverlo».
Il lavoro del curatore e dello staff che lo supporta è stato, fino ad oggi, un bel mettere le mani nel fango, per non dire altro. Nei meandri di un’azienda sulla quale il controllo analogo previsto per legge da parte dell’Ente socio non c’è mai stato. Distratti? Sventurati? Vittime di una congiuntura astrale sfavorevole? «A volte non effettuare il controllo analogo - risponde Bellomo, armato di bisturi - è un modo di farlo». Anche solo per mandare tutto in malora. Ed è un’affermazione che riporta a quella ricerca di responsabilità avviata dalla Procura della Repubblica di Lucca all’indomani dei rilievi penali contenuti nella relazione dell’ispettore del Mef, Luciano Cimbolini. Un anno e otto mesi di lavoro per i militari della guardia di finanza di Lucca che anche recentemente sono stati avvistati in Municipio.
«Noi cittadini paghiamo sangue per questo dissesto», è la voce di Gloria Puccetti, ex assessore all’ambiente nell’amministrazione Betti ed oggi consigliere comunale nell’era Del Ghingaro: «E noi, che siamo eletti a rappresentare la città, dobbiamo sapere di chi sono le responsabilità del perché siamo arrivati a tutto questo».
Alla richiesta risuonata in consiglio comunale di istituire una commissione di indagine interna , il sindaco Giorgio Del Ghingaro ha risposto negativamente: «I pubblici ministeri lasciamoli fuori dal consiglio comunale», ha dichiarato nella seduta del 30 maggio. Per poi aggiungere: «Sono contrario a tutte le commissioni di indagine».
Donatella Francesconi
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