Il Tirreno

Versilia

Far West tra le onde, i bagnini: «Vogliamo le multe»

di Matteo Tuccini e Roy Lepore
Un bagnino vigila il mare mosso
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Un bagnino vigila il mare mosso

Gli addetti alla sicurezza alzano la voce: "Oggi chi si tuffa quando non deve farlo resta impunito"

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VIAREGGIO. Soltanto ieri hanno rischiato la vita in due. Un turista e una bambina di cinque anni, rimasti in balia delle onde a Lido e a Viareggio. Li hanno salvati i bagnini, a dimostrazione della loro prontezza e abilità. Che in Versilia ha raggiunto un livello altissimo.

Ora, però, quelli che la legge chiama “assistenti bagnanti” dicono basta. Non con i salvataggi, ci mancherebbe. Dicono basta a chi non rispetta né i cartelli che avvertono della mancanza di sorveglianza - parliamo delle spiagge libere - né le bandiere rosse che indicano (non proibiscono) il mare mosso. «Non è possibile - spiega Guglielmo Funel, 48 anni di esperienza nella sorveglianza in spiaggia - che, al di là della bandiera rossa, non ci sia un vero e proprio divieto che impedisca di tuffarsi quando le condizioni sono proibitive. Vediamo degli irresponsabili che mettono a rischio la vita propria e l’altrui. E magari ci mandano anche a quel paese. Ebbene, queste persone vanno multate».

Così la pensa anche Daniele Ceragioli, bagnino del Vittoria, noto rappresentante della categoria. «Sicuramente - dice - servono delle sanzioni economiche. Quando non vere e proprie denunce, specialmente per le persone che lasciano i bambini da soli in acqua». Un fenomeno, spiega Ceragioli, «che l’anno scorso in Romagna ha portato la categoria a chiedere un giro di vite». Un giro di vite che ora viene chiesto anche in Versilia.

I motivi di questo appello sono due. Il primo è la mancanza di sorveglianza delle spiagge libere, che a Viareggio ormai è un dato di fatto. Perché il Comune non può permettersi la spesa (elevata) per un servizio che, lo ricordiamo, non è obbligatorio. A breve ci sarà un incontro in Comune; ma l’impressione è che ci potrà essere soltanto un servizio su base volontaria. A meno che non intervengano gli operatori turistici con una colletta. Promessa l’anno scorso, e mai vista.

Il secondo motivo dell’appello è il calendario regionale, che prevede l’obbligo di sorveglianza dal 15 giugno al 15 settembre. Due date ormai fuori dal tempo. «È assurdo - spiega Emiliano Favilla, storico bagnino versiliese e conosciutissimo tra i balneari - che a maggio e nella prima quindicina di giugno, quando ormai in tanti vanno al mare, si veda una sorveglianza “a chiazze”. Tra chi la fa e chi non la fa». Anche Ceragioli chiede di rivedere «il calendario, che oggi non tutela a sufficienza il turista nella prima parte e in fondo all’estate. I periodi oggi più a rischio».

Tra una sorveglianza che in alcuni punti o in alcuni momenti della stagione non è obbligatoria, e un comportamento di alcuni bagnanti che si disinteressano dei rischi per il mare mosso «perché vogliono provare dei brividi», spiega Ceragioli, si rischiano situazioni da Far West. «In realtà - afferma Pietro Guardi, presidente dei balneari di Viareggio - le nostre spiagge sono tra le più sicure. I salvataggi sono in diminuzione. Quello che possiamo fare come balneari è prevenire: avvertire i bagnanti dei rischi, richiamarli se necessario. Altro non è possibile». Per Guglielmo Funel regole più stringenti e multe «sarebbero certamente un deterrente per reprimere certi comportamenti irresponsabili. Sono stato mandato a quel paese da tanti italiani e stranier. Che in modo anche arrogante, quando li avvertivo di prestare attenzione con il mare agitato, mi rispondevano che loro facevano il bagno ugualmente. E che non dovevo intervenire nel caso in cui avessero avuto dei problemi». Qualche anno fa proprio Funel, per mettere in salvo alcuni cittadini cinesi, rischiò la vita. Come lui quaranta bagnini che al Venusta di Emiliano Favilla, l’anno scorso, rischiarono grosso per salvare un turista. Pure maleducato. «Ai miei tempi si dava qualche pattone - ironizza Favilla - ma, facendo i seri, una multa in quel caso ci poteva stare davvero».

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