Il Tirreno

Versilia

Il commissario di Forza Italia: io sono gay

di Donatella Francesconi
Il commissario di Forza Italia: io sono gay

Santini a Renzi: sarei morto in un lager ma il libro di Hitler non va censurato

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VIAREGGIO. Ai tempi di Hitler anche lui sarebbe finito in un campo di concentramento: «Anch’io secondo la sua dottrina sarei dovuto sparire. Perché sono stati più di centomila gli omosessuali arrestati da nazisti. E pochi sanno che sono stati circa 50.000 gli omosessuali internati nei lager nazisti voluti da Hitler». Alessandro Santini, commissario di Forza Italia della provincia di Lucca, dichiara così la propria omosessualità. Parole decise sull’onda dello scontro in merito alla scelta del quotidiano “il Giornale” di aprire la serie di una collana in vendita con “Mein Kampf” di Adolf Hitler.

«Sarei finito in un campo di concentramento e lì sarei morto. Invece sono qui, vivo, e posso leggere proprio perché la follia di Hitler, racchiusa in quel testo, è stata sconfitta da chi, leggendo, ha vinto contro la perfidia e l’odio». Un pensiero che contrasta con la definizione «squallida» che il premier Matteo Renzi ha dato nel fine settimana all’iniziativa del quotidiano. «Conoscere è necessario, quindi io dico no alla censura», dichiara il commissario di Forza Italia nelle righe inviate alla stampa che diventano anche il suo “Coming out”.

Santini, 42 anni, è approdato nel Pdl da Alleanza nazionale. È stato vice sindaco di Camaiore con delega al turismo, presidente della Fondazione Carnevale (Viareggio, Giunta Lunardini), candidato sindaco di Forza Italia alle amministrative 2015 ancora per il Comune di Viareggio. Oggi è consigliere comunale a Viareggio, oltre che commissario provinciale del partito. Da qualche anno lavora nel settore della ristorazione. Ed ha un compagno paziente e resistente all’ “urto” con il vulcanico personaggio pubblico-Santini.

«Quando ho detto ai miei genitori che sono omosessuale è stato il momento più bello», ricorda Alessandro: «E non posso che ringraziarli, loro e mio fratello. Lo farò sempre». A quel passaggio Santini è arrivato da adulto: «Avevo una ragazza. Non volevo prenderla in giro. Ma avevo anche timore che pensasse che la mia scelta derivava da lei. Insomma, non volevo che si sentisse in colpa. Allo stesso tempo, però, avevo ormai capito che non dovevo mentire a me stesso e che era arrivato il momento di chiamare le cose con il proprio nome». D’altra parte - Santini lo dice senza mezzi termini - «cosa sei te lo senti sempre. Anche se non ci credi, lo sai».

Oggi, il passaggio ufficiale. Anticipato da qualche segnale sui social network in occasione dell’approvazione delle legge sui diritti delle coppie di fatto: «Faccio politica e devo essere credibile quando dico una cosa, quando intervengo su un qualsiasi tema, locale o nazionale. Se sei finto, alla fine, il cittadino, l’elettore, lo capisce. E se nascondo ciò che sono, allora potrei nascondere qualsiasi altra cosa».

Un concetto molto poco italiano, dove in politica - come sull’erba verde della palla che infiamma le conversazioni alla macchinetta del caffé - ancora si nasconde la propria identità sessuale. Ne sa qualcosa anche lo stesso Santini. Perché se il momento più bello è stato quello che colloquio franco con la propria famiglia, il peggiore è stato, invece, accorgersi che proprio la sua politica lo avrebbe pugnalato alle spalle. «Era finita l’esperienza da vice sindaco di Camaiore e sono venuto a sapere che, vergognosamente, qualcuno stava per raccontare alla mia famiglia il mio essere gay, prima che fossi io a comunicarglielo».

Segno che in un’Italia ancora fortemente condizionatadalla centralità del sesso, tra peccato da una parte e merce come tante dall’altra, il cammino verso l’uguaglianza è ancora lungo. «Anch’io sono stato ghettizzato, allontanato. Ma sono la prova che si può essere omosessuali, in una destra moderna, senza alcun problema», continua la riflessione. Il pensiero di Santini è per i “big” del suo partito: «Deborah Bergamini e Altero Matteoli sanno di me perché ho voluto esprimere chiaramente il mio pensiero politico sulla questione. E devo ricordare che Luca Lunardini ha avuto un cuore immenso nei miei confronti ed una sensibilità straordinaria». L’ultimo confronto è stato con Matteo Salvini, alla Cittadella del Carnevale qualche mese fa, come ricorda lo stesso Santini: «Sono contrario alle adozioni e l’ho detto pubblicamente. So che non potrò mai dare ad un bambino quella maternità di cui ha bisogno. E lo affermo anche e soprattutto da credente».

Uomo di destra, cattolico, monarchico convinto da sempre, malato di Carnevale, patito di ogni cerimoniale ma allo stesso tempo capace di grande allegria e di un buttarsi nelle imprese a costo di spanciarsi: questo il mix con il quale si può descrivere Santini. Solo partendo da questi elementi che lo compongono si capisce la sua posizione anche quando afferma: «Ieri mi avrebbero cucito addosso il triangolo rosa. Oggi, invece, ho la fortuna di vivere in Toscana, terra che ha vissuto l’esperienza “friendly” di Torre del Lago che ha fatto conoscere la realtà del popolo omosessuale nella maniera più positiva». Ricordando gli scontri a Torre del Lago con la destra estrema contraria ai “Mardi Gras” della Marina friendly, viene da pensare che tra questa affermazione e la dichiarazione pubblica di omosessualità, la più forte sia la prima. Anche se quanto racconta il politico è la fotografia esatta di cosa è stata l’esperienza dei locali nati sulla Marina di Torre del Lago all’insegna della “Versilia-friendly” e dell’indotto che hanno creato nella frazione.

«Dalla follia di ieri e del testo di Hitler ad oggi, quello che emerge - continua Santini - è che le differenze non ci sono. Mettimi il bollino, il triangolino, discriminami, ma io resto uguale a me stesso: omosessuale e di destra, perché gli omosessuali ci sono sempre stati, non c’è bisogno nè di negare né di dimostrare chissà cosa, e non c’è decisamente niente di cui vergognarsi». Forse, viene da riflettere, non vi sarebbe il problema di dichiarare chi si sceglie di ammettere ne proprio letto se l’Italia che anela alle riforme scegliesse di fare la riforma delle riforme: quella per abbattere un italico machismo d’ordinanza che sempre più semina sangue e discriminazione. E che, purtroppo, non molla la presa neppure sulle generazioni più giovani.

Santini torna sulla propria presa di posizione rispetto alla scelta del “Giornale”, ancora una volta per raccontare un pezzo di sé: «Tutto mi si può dire, e di tutto mi si può tacciare, ma non di essere razzista, antisemita, fascista o nazista. Ho il rispetto delle idee altrui e delle istituzioni e per questo mi adopero, come posso, per difenderle. E sono sempre stato contro ogni tipo di censura».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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