Attenzione
La Capitaneria aumenta i controlli sulla pesca abusiva
VIAREGGIO. La Capitaneria di porto intensifica i controlli dopo il divieto di pesca e commercializzazione delle arselle. I trasgressori rischiano una multa da quattromila euro per pesca in zona...
VIAREGGIO. La Capitaneria di porto intensifica i controlli dopo il divieto di pesca e commercializzazione delle arselle.
I trasgressori rischiano una multa da quattromila euro per pesca in zona vietata.
Le verifiche mirate sul fronte telline, si inseriscono nell’ambito delle attività di controllo regolarmente svolte dai militari. Già ieri mattina, la Capitaneria ha fermato due uomini con il rastrello in mano, pronti alla pesca. Non sapevano, è ovvio, del divieto: scattato proprio in quelle ore.
C’è stata quindi un’opera di informazione da parte dei militari, a tutela dei consumatori.
Sarà appunto fondamentale far capire ai pescatori il rischio che corre il consumatore a mangiare i prodotti contaminati.
Nei prossimi giorni inoltre, scatteranno le multe per i trasgressori. Ma le verifiche non riguarderanno solo la pesca. Saranno infatti effettuati controlli anche all’interno dei ristoranti, che non possono servire le telline pescate nelle zone vietate per tutto il periodo in cui il divieto resterà in vigore.
Possono invece servire arselle di altre provenienze. Tutti i prodotti devono essere chiaramente tracciati: cosa non proprio scontata a Viareggio.
«Quello delle arselle vendute senza tracciabilità e senza fattura, è un mercato come un altro in città. Ci sono trenta, quaranta persone che vendono regolarmente ai privati e ai ristoranti per racimolare la giornata»: così spiegava al Tirreno, chiedendo per ovvie ragioni di restare anonimo, un ristoratore viareggino.
Una spiegazione arrivata dopo il blitz della Capitaneria del 12 aprile scorso che ha riguardato molti locali della città. I militari cercavano le arselle nel periodo di fermo pesca, oltre a svolgere controlli sulla tracciabilità di tutti i prodotti cucinati.
«Le arselle vendute dagli abusivi - continuava il ristoratore - sono una mancia locale per i disoccupati. E se ci sono i fornitori, ci sono anche i compratori».
È una pratica che viene descritta come molto diffusa quella dei cosiddetti pescatori sportivi che, in realtà, fanno della pesca alle arselle un vero lavoro, in barba al divieto assoluto di vendita relativo proprio agli sportivi. (b.f.)
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