Sicurezza
«Strage, il perché non si sa» Così il consulente dei tedeschi
Dopo quattro udienze si conclude così la testimonianza di Igo Poschmann Che mostra di non conoscere fin dove si è allungato l’incendio lungo i binari
VIAREGGIO. «Perché è successo tutto questo?», è la domanda che l’avvocato Francesco Ruggeri Laderchi si è tenuto per ultimo, in chiusura delle quatto udienze di testimonianza dell’ingegnere Igo Poschmann per gli imputati tedeschi. La risposta lascia l’aula attonita: «Non lo sappiamo». Ed allora eccola qui la strage di Viareggio: perché l’asse sotto il treno carico di Gpl non lo sappiamo, nessuno ha mia pensato che nei metalli degli assili ferroviari si potessero creare cricche con inclinazione di 14 gradi, nessuno ha mai visto una cisterna squarciarsi da elementi delle sede ferroviaria, nessuno ha mai valutato che i passaggi a raso possano agire da rampa di lancio per una cisterna impazzita per deragliamento. Nessuno sapeva, poteva immaginare, aveva calcolato/studiato, ma dentro il sistema europeo che regola manutenzioni e circolazione di treni merci trasportanti sostanze pericolose, tutti si fidano di tutti. E questo basta. Fino a che non muoiono trentadue persone che credevano di essere al sicuro nelle proprie case.
La storia che racconta Poschmann, incalzato dalle domande del pubblico ministero Giuseppe Amodeo, è quella di una «cricca da 2 millimetri quando il treno esce dall’ultima manutenzione» che cresce e porta al cedimento dell’assile e al deragliamento in sei mesi e 22.000 chilometri percorsi. «Non conosco precedenti di questo tipo», risponde l’ingegnere tedesco: «Stiamo parlando di una mosca bianca».
Amodeo tocca il tema condotto dal consulente in materia della vernice dell’assile che avrebbe cambiato colore a causa del calore cui è stato sottoposto. La foto che mostriamo mostra chiaramente il punto in cui è stato sbalzato l’assile, come è atterrato ed anche il serbatoio di gasolio della stazione: «Lei sa - chiede il pm - che l’assile è cascato nei pressi di un deposito di gasolio che nonostante l'irraggiamento di “tale grossa entità” cui lei parla non ci ha pensato proprio a prendere fuoco?». Anche in questo caso la risposta “deraglia” dalle granitiche certezze portate in aula dal consulente: «Vuol dire che dove è arrivato l'assile non è arrivato l'incendio?», chiede a sua volta Poschmann ad Amodeo.
L’ingegnere non la spunta con il pubblico ministero Salvatore Giannino, quando prova a contestare - è un passaggio che la difesa ha più volte ribadito - la traduzione del manuale per le manutenzioni Vpi. Sottoposta all’attenzione del traduttore del Tribunale la frase contestata, tratta dalle Vpi 2008 in italiano come sequestrate all’officina Cima riparazioni, la frase viene confermata come nel testo agli atti. E non è un passaggio da poco. Perché il testimone aveva argomentato che i “piani di prova” previsti dal manuale (che non è norma) erano stati inseriti nelle Vpi per un tipo di specifico di assili, diverso da quello del disastro di Viareggio. Ma la traduzione giurata ha invece confermato che i piani di prova erano stati «“specialmente” istituiti dall'ente competente per quella tipologia di assile». Ovvero proprio per l’assile che ha ceduto a Viareggio.
Si prosegue con il controesame venerdì prossimo, con una settima segnata di nuovo da tre udienze.
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