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L’Asl scova i furbetti del ticket Ventotto denunciati alla Finanza
Hanno dichiarato di avere un reddito inferiore a quello reale per pagare meno visite ed esami medici Dovranno sborsare il quadruplo di quanto non hanno versato. E rischiano di essere accusati di truffa
VIAREGGIO. Ventotto pazienti versiliesi hanno pagato visite ed esami medici meno di quanto avrebbero dovuto. E ora rischiano grosso. I controlli incrociati di Asl e ministero dell’Economia e delle Finanze, infatti, hanno evidenziato una differenza tra il reddito dichiarato e quello percepito da questi utenti, decisivo per il calcolo del ticket sanitario. E questo comporta il recupero delle somme che non sono state versate. Se si sia trattato di un errore o un tentativo di truffa, sarà la Guardia di finanza - a cui questi casi sono stati segnalati - a stabilirlo. Una cosa è certa: questi cittadini dovranno restituire quanto non hanno pagato in passato. Con una multa pari al triplo di questa somma. Senza contare che rischiano una denuncia vera e propria, nel caso in cui si accerti una situazione di evasione conclamata.
I controlli incrociati. A finire nel mirino sono pazienti che nel 2013 hanno compilato l’autocertificazione del reddito, documento con il quale si viene inseriti in una delle quattro fasce previste dalla Regione: da 0 a 36.000 euro, da 36.000 a 70.000, da 70.000 a 100.000 e oltre 100.000. Su queste fasce viene calcolato il pagamento del ticket per visite ed esami medici: chi guadagna di più, paga di più. Sotto i 36.000 non si paga. Ebbene: questi ventotto pazienti hanno dichiarato di essere più poveri di quanto non siano. Lo ha accertato il ministero dell’Economia e delle Finanze, tramite la società Sogei. Che passa ai raggi X le autocertificazioni, incrociandole con le dichiarazioni Irpef. La Sogei, dopo aver constatato che questi pazienti avevano pagato un ticket inferiore al dovuto, ha segnalato i nominativi all’Asl. Che a sua volta ha girato i ventotto casi alla Guardia di finanza, perché proceda con le verifiche più approfondite. Queste verifiche sono tutto meno che uno scherzo: le Fiamme gialle, infatti, approfondiscono la situazione dell’utente. Che a volte può risultare un evasore. Una volta che la Finanza ha il quadro chiaro, si passa all’incasso. Le persone nel mirino devono restituire i soldi non versati, che finiscono all’Asl. In più vengono multati dalla Finanza, con un importo pari al triplo della somma non pagata. Un esempio? Se l’utente doveva sborsare 100 euro in più di ticket, ne verserà 100 all’Asl e 300 per la multa. In totale, 400 euro. Non solo. La Finanza valuta se si è in presenza di un errore commesso in buona fede, o se ci siano i margini per considerare l’autodichiarazione un vero e proprio tentativo di truffa. Insomma: per citare Roberto Benigni e la celebre scena con il funzionario statale nel film “Johnny Stecchino”, si va nel penale.
Ticket del pronto soccorso. Quella dei controlli sulle autocertificazioni non è la sola attività di recupero crediti che viene fatta dall’Asl. L’azienda sanitaria ha infatti inviato quasi 20.000 lettere ad utenti che negli ultimi anni si sono recati al pronto soccorso dell’ospedale Versilia per i casi meno gravi, ma non hanno pagato il ticket (che va dai 25 ai 50 euro, a seconda di che tipo di prestazioni si usufruisce). Non tutti lo sanno, ma per i codici bianchi e blu - cioè i pazienti meno gravi - bisogna pagare l’accesso al pronto soccorso. «Nel 2014 - afferma l’Asl - abbiamo inviato circa 10.000 lettere a utenti che da procedura risultavano non aver pagato, ed abbiamo recuperato 64.000 euro circa. Abbiamo inviato più o meno lo stesso numero di lettere nel 2015. Siamo in attesa della scadenza dei pagamenti per conteggiare l’intero ricavato».
Mancate disdette. Infine, la procedura per le mancate disdette di visite ed esami medici. L’Asl, infatti, chiede il pagamento del ticket anche agli utenti che hanno prenotato visite ed esami, ma poi non si sono presentati. Lo chiede, ovviamente, a chi non ha disdetto la prenotazione. «Abbiamo inviato gli avvisi bonari nel marzo scorso - conclude l’Asl - Nel 2015 sono state inviate circa 400 lettere al mese per mancate disdette e sono stati recuperati 32.445 euro».
@matteotuccini
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