Sicurezza
Sopravvissuti all’inferno: «Il futuro è qui»
VIAREGGIO. Parla in italiano Moses, vent’anni, perché sta facendo un corso di italiano e vuole dimostrare che qualcosa ha imparato. «Sono arrivato dalla Libia con una barca» dice. E poi ripete:...
VIAREGGIO. Parla in italiano Moses, vent’anni, perché sta facendo un corso di italiano e vuole dimostrare che qualcosa ha imparato.
«Sono arrivato dalla Libia con una barca» dice. E poi ripete: «Difficile, difficile, ho passato tante cose difficili ed è stata dura riuscire ad arrivare fino a qua». Ma ora che è arrivato, Moses in Italia vorrebbe rimanerci. Anche lui è tra i richiedenti asilo accolti a Viareggio. Da qualche mese vive in un appartamento privato di Bicchio, trovato dalla cooperativa Odissea. «In Nigeria - spiega - ho lasciato la mia famiglia, ma non riesco più a contattare nessuno. Non riesco più a trovarli».
Accanto a lui c’è Godwin, 27 anni. «Sono dovuto venir via dal mio paese, a Imo State quando - racconta in inglese - una grande compagnia petrolifera è venuta dove vivevamo. Questa compagnia ha pagato un’ enorme somma di denaro per la comunità, ma quei soldi sono finiti nelle mani di pochi. E così è scoppiato un conflitto con molti morti e tante persone rapite. Io - dice - ho perso i miei genitori. Poi, quando sono andato dalla polizia per chiedere protezione, mi hanno detto che me l’avrebbero data solo dietro pagamento. Sono scappato dal mio Paese perché avevo paura. Non potevo più stare lì».
Godwin è venuto in Italia in cerca di una nuova vita. «Vorrei restare qui - dice - Non voglio tornare a casa, è pericoloso».
Tra i profughi accolti a Viareggio, c’è anche Shah, 25 anni, del Kashmir. È in città dal dicembre scorso. «Ero un insegnate di informatica - spiega Shah - Ho cercato di attraversare il confine con l’India ma non ce l’ho fatta».
E poi c’è Naeem, ventisette anni, pachistano: migrante da quasi un decennio. Non ha fatto altro che vagare da un Pese all’altro. È stato in Iran, Turchia, Grecia e Macedonia. Adesso, ci spiega, «vorrei rimanere qui, in Italia». Gli piacerebbe fare il cuoco «o - dice - l’imbianchino».
Hafeez, quarant’anni, in Pakistan ha lasciato una moglie e due figlie. «L’unica cosa che voglio - spiega - è farle arrivare qui».
Il gruppo di profughi è stato accolto ieri nella sede della Croce Verde di Viareggio, dove ognuno ha raccontato un pezzetto della propria storia. Un granello di tutto quello che avrebbero da dire. Ma la fatica di scontrarsi con un mondo nuovo, è tanta. Sono agitati. Poi però Godwin rompe il ghiaccio. E Moses lo segue a ruota.
Tutti, piano piano, raccontano di essere arrivati qui per provare a costruire una nuova vita. «A new life» è ciò che ripetono Godwin e gli altri.
(b.f.)
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