Il Tirreno

Versilia

Addio ad Armando Sechi il giudice delle stragi

Addio ad Armando Sechi il giudice delle stragi

Ha presieduto i processi per gli attentati al Rapido 904 e in via dei Georgofili È morto venerdì a novant’anni: a Viareggio lascia il figlio Alberto e le nipoti

2 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Addio ad Armando Sechi, giudice mai dimenticato negli ambienti giudiziari lucchesi e fiorentini per l'altissimo profilo morale e la professionalità.

Il magistrato era molto conosciuto anche a Viareggio, dove vivono il figlio Alberto, la nuora Ofelia, le nipoti Serena e Marina e i due pronipoti. In città ha trascorso molto del suo tempo e lascia tanti amici.

Novant’anni, in pensione da diciotto, il magistrato è deceduto venerdì scorso all’ ospedale di Lucca, dove era stato ricoverato una settimana fa per complicazioni respiratorie. Figlio di un soldato sardo e di una ragioniera veronese, Sechi era nato a Verona.

Cresciuto a Genova, non potè sostenere la maturità classica a causa della guerra, riuscendo poi a conseguire la laurea in giurisprudenza - una volta finito il conflitto mondiale - addirittura prima dei termini. Divenuto giovanissimo magistrato, iniziò la carriera nel ramo civile per poi scegliere definitivamente il penale. Dopo i primi incarichi ad Alessandria e all'Aquila, approdò all'allora Pretura di Lucca, città che diventò il suo luogo di residenza e, per moltissimi anni, di lavoro.

Fu infatti giudice civile al Tribunale e poi presidente della Corte d'Assise di Lucca, prima di essere chiamato a presiedere la Corte d'Assise e il Tribunale di Firenze, dove rimase fino alla pensione.

Nel capoluogo regionale tra i tanti processi da lui presieduti almeno tre da ricordare: la strage del rapido 904, l'omicidio Conti e le bombe del 1993 in via dei Georgofili, a San Giovanni in Laterano e via Sauro. Per la prima - avvenuta il 23 dicembre 1984 nella galleria tra Firenze e Bologna, vicino a San Benedetto Val di Sambro, diciassette morti e 267 feriti - Sechi condannò all'ergastolo Pippo Calò e altri mafiosi. La condanna fu confermata in appello, ma annullata in Cassazione e poi di nuovo confermata nell'ulteriore processo.

Per l'omicidio di Lando Conti, l'ex sindaco di Firenze ucciso dalle Br nel 1986, Sechi inflisse agli imputati tre ergastoli e trent'anni di reclusione, mentre con grande rammarico non potè terminare il processo relativo alle stragi del 1993 - sul banco d'accusa, tra gli altri, Bernardo Provenzano, Totò Riina e Matteo Messina Denaro - per la sopraggiunta pensione. Dopo la quale dedicò il tempo libero al sostegno e alla reintegrazione dei detenuti ed ex detenuti con il Gruppo Volontari Carcere di Lucca, in special modo nel progetto della Casa San Francesco.

Sechi lascia i figli Alberto, Silvana, Anna e Lella, oltre a otto nipoti e due pronipoti. I funerali si svolgeranno domani, alle 16, nella chiesa di Sant’ Alessio, a Lucca.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa