Il Tirreno

Versilia

Revocato il divieto di balneazione a Lido e Marina

di Matteo Tuccini
Il divieto di balneazione a Motrone
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Il divieto di balneazione a Motrone

Giunto dopo tre giorni il verdetto delle nuove analisi di Arpat che ha portato alla revoca dei divieti di balneazione su Fossa dell'Abate, Motrone e Fiumetto

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VIAREGGIO. Si torna a fare il bagno a Pietrasanta e Lido di Camaiore, meteo permettendo. Sono stati resi noti nella mattinata di oggi (3 giugno) i risultati di Arpat sulle acque. Risultati che danno nuovamente il via libera alla balneazione.

Il precedente. La misura è colma. Così recitava la prima copertina del giornale satirico “Il Male”, mostrando un vaso di escrementi con sopra i volti dei politici. Era il 1978: in Versilia si cominciava ad affrontare seriamente il problema dell’inquinamento di fiumi e fossi, e di conseguenza del mare in cui questi sboccano. Da allora ne è passata acqua sotto i ponti. Cacca compresa. E il problema del mare inquinato dai liquami è ancora lì. Anzi, è peggiorato: con gli ultimi divieti di balneazione di martedì 31 si rischia lo stop permanente - durata cinque anni - alle foci di Fossa dell’Abate, Motrone e Fiumetto.

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Dovessero arrivare i divieti permanenti, infatti, sarebbe un disastro per l’intera Versilia. Perché come dice Francesco Verona, presidente dei balneari di Marina di Pietrasanta, «il divieto può essere a Lido o a Marina, ma per tutti quelli che vengono da fuori non fa differenza». E poco importa, allo stesso modo, se siano una minoranza quelli che davvero hanno il coraggio di tuffarsi alla foce di un fiume. «Il mare deve essere pulito ovunque: lo pretendono i turisti e lo pretendiamo noi da cittadini, prima che da imprenditori», fa sapere Luca Petrucci, presidente dei balneari di Lido.

La situazione peggiore è quella della Fossa dell’Abate, al confine tra Viareggio e Lido. Lo dice l’Arpat, sulla base delle ultime analisi. Il fatto è che la Fossa dell’Abate si è già giocata due divieti di balneazione nelle ultime settimane. Con sforamenti della presenza di colibatteri fecali - indici della presenza di escrementi - clamorosi. Fino a trenta volte sopra il limite consentito, secondo le analisi di Arpat. Che vengono fatte due volte al mese, e non più una, nei punti di campionamento a maggior rischio. Le analisi con i risultati peggiori possono essere annullate, nel calcolo algebrico che è decisivo a fine anno per stabilire se ci sarà o no il divieto permanente. Ma il bonus è uno solo. Così i Comuni dicono che va cambiata la modalità dei controlli di Arpat, perché «fanno scattare il divieto - hanno affermato i sindaci Giorgio Del Ghingaro (Viareggio) e Alessandro Del Dotto (Camaiore) - quando in realtà il mare è già pulito».

La verità è che è sempre colpa di qualcun altro. Soprattutto di un altro ente pubblico, in casi come questi. E i Comuni si scagliano contro la società idrica Gaia, colpevole di ritardi nei lavori di adeguamento della rete fognaria versiliese. Senza la fine di questi lavori - fanno sapere dalla Capitaneria di porto - non ci sarà mai rimedio. Nemmeno se si intercettano gli scarichi abusivi, ritenuti un fenomeno marginale. «La pioggia forte fa strabordare i pozzetti di cui si servono i cittadini che non sono allacciati alle fogne - si spiega - quei liquami vanno a finire nelle cosiddette “acque chiare”». Questa roba finisce in mare tramite fossi, canali e fiumi. E quando l’Arpat va a fare il controllo trova l’acqua sporca. L’emergenza è cresciuta negli ultimi anni perché è cambiato il clima: ci sono acquazzoni più frequenti e più forti.

Gaia, insomma, è l’accusato numero uno. Perché ci sono zone a Viareggio dove i lavori per le fogne non sono stati ancora terminati - in via Fratti manca un tratto di 200 metri - o dove non sono ancora partiti, come nel quartiere Varignano. Ma per quanto ingombrante - costa 23 milioni di euro tra dipendenti, consulenti e collaboratori - Gaia è una società interamente pubblica: cioè siamo noi cittadini. Gaia “è” i Comuni e i sindaci della Versilia, che non hanno ancora eletto il nuovo presidente al posto di Nicola Lattanzi. «Invece di dibattere su come spartirsi le poltrone - afferma Petrucci - dovrebbero muoversi e rendere Gaia pienamente operativa. Valutando se e come consentirle di chiedere finanziamenti alle banche, senza la paura di finire gambe all’aria». Va detto che, per costruire un sistema di fognature efficiente in Versilia, la Regione ha messo 40 milioni di euro. Non bruscolini. Eppure anche la Regione, secondo i primi cittadini, deve fare di più.

Garante di tutto ciò è il sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto. Lui ha il merito di essersi preso onori e oneri. Al momento ci sono solo i secondi. Con scelte che alla fine si sono rivelate sbagliate, oltre che lente. A lungo si è insistito sulla necessità di installare tre impianti di ionizzazione, che abbattessero tramite elettricità le cariche batteriche presenti nelle foci interessate. Una soluzione tampone, si era detto, in attesa che il problema venga risolto definitivamente con la nuova rete fognaria. Ma uno studio commissionato all’Università di Pisa - e per cui la Versilia ha pagato 60.000 euro - non ha dato una risposta precisa sull’argomento. Così come la ditta tedesca che doveva installare gli impianti non ha fornito le garanzie necessarie sulla sicurezza. A quel punto si è ripiegato sull’acido peracetico, a dispetto delle perplessità dell’ex sindaco di Pietrasanta Domenico Lombardi - mentre Massimo Mallegni ne è convinto sostenitore - e non solo, visto che si parla di una specie di disinfettante. L’ok definitivo dovrebbe arrivare in questi giorni per l’installazione degli impianti, prevista a metà luglio. Ma anche su questa tempistica Camaiore, che tiene le fila, non riesce a dare certezze. E quell’emergenza nata più di trent’anni fa è ancora lì.

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