Il Tirreno

Versilia

Il Parco lancia l’Sos «Nuovi rischi per le Apuane»

di Tiziano Baldi Galleni
Il Parco lancia l’Sos «Nuovi rischi per le Apuane»

Sulle montagne i resti dell’era glaciale di quindicimila anni fa «Le cave potrebbero cancellarli, si rivaluti il piano paesaggistico»

2 MINUTI DI LETTURA





SERAVEZZA. Nuovi rischi per il patrimonio naturale delle Alpi Apuane. A lanciare l’Sos è il Parco, sulla base dello studio che ha individuato alcune decine di circhi glaciali. Si tratta di spettacolari forme che la natura – cioè il ghiaccio dell’era glaciale più di quindicimila anni fa – ha impresso sulla roccia delle montagne. E che potrebbero essere danneggiate dalle cave.

I circhi glaciali, spiegano dal Parco, sono enormi parabole dall'aspetto irregolare, che testimoniano l’esistenza di quel passaggio naturale sulla Terra. Ad esempio si trovano sul monte Pania, sul Sumbra, o sul monte Corchia, tanto per citare alcuni tra i massicci più belli delle Apuane. E sono considerate di rilevante interesse paesaggistico e ambientale, al pari di uno spettacolare crinale roccioso. Ma da poco si è scoperto che alcuni circhi potrebbero essere cancellati per sempre dalle attività estrattive. Poiché un 20% di quelli disegnati nel famoso Piano paesaggistico regionale pare non corrispondano con quelli reali presenti sulle Alpi Apuane. Dunque non sarebbero di fatto tutelati come prevede la legge regionale, perché cadono in aree di escavazione. Questo è quanto è emerso dalla nuova “Carta geomorfologica e neo-tettonica” che il Parco ha elaborato insieme alle Università di Pisa e di Siena. Sarà presentata questa mattina, alle 9, nella sala “Fontana” della Misericordia di Seravezza.

La carta disegna l’intero territorio del Parco, e della sua area contigua, e si estende oltre, fino alla riva del mar Ligure e la valle del Serchio. È il primo vero prodotto cartografico dedicato alle forme superficiali e carsiche che contraddistinguono il paesaggio delle “Alpi”, spiegano dall’ente GeoParco delle Apuane. Ma quanti sono i circhi che non collimano con il Piano paesaggistico regionale, e che sono a rischio cave? «Circa un 20-30% risultano differenti – afferma il direttore del Parco Antonio Bartelletti - e di questi molti coincidono con bacini estrattivi o sono molto vicini, in base alla nostra carta». Perciò chi ha redatto il Piano ha sbagliato? «Non è così semplice la questione. Perché identificare un circo glaciale non è scontato: dipende dagli studi che si effettuano per individuarli». Secondo il Parco, perciò il Piano va rimesso in discussione e confrontato con la Carta geomorfologica: «Come tutte le cose frutto di interpretazione - proseguono gli esperti del Parco - va valutata attentamente». Il piano paesaggistico tornerà così a far rumoreggiare ambientalisti e imprenditori del marmo - sempre che la Regione Toscana accolga la proposta di rivedere la legge - su un argomento che è tutt'altro che chiuso.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa