Il Tirreno

Versilia

Bancarotta, Pastechi va fino in Cassazione

Matteo Tuccini
Bancarotta, Pastechi va fino in Cassazione

Confermata la condanna a tre anni e sei mesi, ma non rischia il carcere. Lui ribadisce: sono innocente

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VIAREGGIO. Finirà davanti alla Corte di Cassazione il processo ad Athos Pastechi, notissimo politico e imprenditore torrelaghese, per la vicenda del fallimento della società Team Fish. La Corte d’Appello di Firenze ha confermato la condanna a tre anni e sei mesi di Pastechi per bancarotta fraudolenta, già inflittagli dal tribunale di Lucca nel 2012. Periodo in cui era assessore nella giunta di Luca Lunardini.

Interpellato a tal proposito, Pastechi ribadisce la propria innocenza. E annuncia che andrà fino al terzo grado di giudizio per dimostrarla. «Ho soltanto prestato dei soldi ad una persona che era mia socia in un’altra attività - dice - con quella azienda io non c’entro niente». Come affermato dal suo avvocato Luca Cianferoni, Pastechi non rischia il carcere: i reati contestati sono antecedenti al 2006, l’indulto “elimina” tre anni della condanna. E con sei mesi rimasti non è prevista la detenzione.

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La vicenda risale ormai a più di dieci anni fa: era la cosiddetta “inchiesta del lago”, con l’accusa sostenuta dal pm Antonio Mariotti. Pastechi era stato imputato - tra le altre cose - di raggiri contabili per la vicenda del fallimento della società Team Fish. Secondo la Procura, il politico aveva usato fino al 2005 la società di prodotti ittici come una scatola vuota per la propria attività imprenditoriale. Tramite almeno 40 fatture false - secondo l’accusa - e con l’aiuto dell'ex amministratrice Giuseppina Valenti. Poi sostituita con un altro amministratore, Giovanni Ciocia.

Per gli inquirenti e per i giudici si trattava in realtà di due prestanome. A detta degli inquirenti Pastechi - che non è mai figurato nella ragione sociale della Team Fish - era il vero “dominus” dell’azienda. Che acquistava, ad esempio, cibi - soprattutto pesce - e bevande per il suo ristorante. Da qui la contestazione di bancarotta fraudolenta. Contestazione che era stata fatta anche alla Valenti e a Ciocia.

Ma le posizioni di questi due si sono via via alleggerite. Ciocia era stato condannato a sei mesi in primo grado per bancarotta semplice, mentre in Appello i giudici hanno dichiarato che non si deve procedere nei suoi confronti per via della prescrizione. Mentre la Valenti si è vista ridurre la pena da tre anni a due anni e sei mesi. Il che significa che le sue responsabilità vengono ritenute inferiori a quelle di Pastechi.

L’ex assessore, invece, ha visto la conferma della pena per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. «Il nostro ricorso in Cassazione - spiega l’avvocato Cianferoni - si baserà sulla contestazione delle intercettazioni e sul fatto che doveva essere il tribunale di Pisa (territorio in cui era partita l’inchiesta sul lago, ndr) e non quello di Lucca a processare il mio assistito».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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