Sicurezza
Delitto Iacconi, giornate cruciali
Si attendono le analisi su caschi e vestiti degli indagati. E il ragazzo già condannato affronta l’appello
VIAREGGIO. Manca l’ultimo tassello per chiudere il cerchio sul delitto di Manuele Iacconi. La Procura di Lucca sta aspettando l’esito delle analisi scientifiche eseguite dalla polizia su caschi e vestiti di Federico Bianchi, 20 anni, e Alessio Fialdini, 19, i due giovani viareggini sotto inchiesta per l’omicidio di Manuele, morto a 34 anni dopo un pestaggio in Darsena.
L’indagine ancora aperta a carico dei due ragazzi è l’ultimo anello di una catena che sta per stringersi. Sono quattro in tutto i giovani finiti sotto accusa: ma i procedimenti penali a carico degli altri due sono già definiti. Quello si era autoaccusato del pestaggio è stato condannato a dodici anni di carcere. Tra pochi giorni, per la precisione l’8 giugno, dovrà affrontare il processo d’appello nel tribunale dei minori di Firenze. L’altro ragazzo, il diciottenne Matteo Della Ragione - anche lui era minorenne all’epoca del delitto, ma scriviamo il suo nome perché nel frattempo è stato denunciato e sottoposto a sorveglianza per un reato simile - verrà processato a novembre.
Sono giorni importanti per capire quale sarà il verdetto complessivo della giustizia sul pestaggio omicida avvenuto la sera del 31 ottobre 2014 in via Coppino. Giorni che seguono uno snodo fondamentale come quello del 4 maggio scorso, il cosiddetto incidente probatorio che ha visto protagonista il ragazzo già condannato. In tribunale a Lucca, di fronte al giudice, il giovane - assistito dagli avvocati Giacomo Ciardelli e Valentina Tognocchi - ha tirato in ballo le presunte responsabilità di Bianchi e Fialdini nell’aggressione. Secondo il racconto del ragazzo, sarebbe stato Bianchi a stendere Manuele con un pugno dopo aver colpito l’amico di lui, Matteo Lasurdi. Mentre Fialdini - sempre nella versione fornita dal giovane - avrebbe rifilato a Manuele il primo colpo con il casco. Poi l’avrebbe passato al giovane complice, quasi come a invitarlo a “completare l’opera”. Ma il ragazzo che avrebbe materialmente massacrato a cascate Manuele, e che resta il principale accusato anche perché ha confessato di fronte alla polizia, non si ricorda le esatte parole di Fialdini. E questo è un elemento che rischia di pesare nell’inchiesta a carico di Fialdini stesso. Così come di Bianchi.
La Procura - titolare dell’indagine è il pm Sara Polino - dovrà infatti valutare se e con quali accuse chiedere il rinvio a giudizio di Bianchi e Fialdini, assistiti rispettivamente dagli avvocati Maria Laura Bitonte e Massimo Landi. Valutazione che si baserà anche sulle possibili prove fornite dall’esame di caschi e vestiti. I test sono stati eseguiti nel laboratorio della polizia scientifica a Roma: li aveva chiesti la Procura, per verificare la presenza di tracce di sangue. Iniziati un anno fa, sembra che si siano conclusi di recente. Ma i risultati non sono ancora arrivati. Solo quando ci saranno l’indagine verrà chiusa. Nessuna conferma, invece, degli eventuali nuovi testimoni di cui si era vociferato tempo fa. Sullo sfondo di questa complessa architettura giudiziaria ci sono i volti della famiglia e degli amici di Manuele, tutelati dagli avvocati Riccardo Carloni e Luca Fontirossi. A tutti loro non resta che l’attesa.
@matteotuccini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
