Sicurezza
L’Europa decide I balneari sperano
Attesa a giorni la sentenza sulle spiagge. Ma potrebbe slittare
VIAREGGIO. Giorni decisivi, e di ansia massima, per i balneari. Entro la fine di maggio la Corte di giustizia europea di Lussemburgo potrebbe decidere sulla validità o meno della proroga delle concessioni delle spiagge al 2020. Una decisione che segnerà la storia del turismo balneare. E che stabilirà un confine tra un prima e un dopo.
Nel caso in cui la Corte dovesse bocciare la proroga, i titoli in mano ai balneari sarebbero validi solo per lo Stato italiano, mentre per l’Europa diventerebbero illegittimi già adesso (per la precisione dal 1º gennaio scorso). Un paradosso che andrebbe gestito con un decreto legge immediato da parte del Governo, prima della riassegnazione di tutte le spiagge. Riassegnazione che verrebbe fatta dopo un periodo transitorio - si parla di qualche anno - e tramite gare pubbliche, impropriamente chiamate un po’ da tutti “aste”. Lo spauracchio dei balneari assieme alla famigerata direttiva Bolkestein che ha dato inizio a tutto questo.
C’è però una possibilità. E cioè che la sentenza venga rinviata ad ottobre. Una possibilità di cui in Versilia si parla da tempo, e che sarebbe motivata con il far trascorrere l’estate - senza alcuna ripercussione sulla stagione turistica - prima di riformare il sistema. Ma questa motivazione, ammesso che possa essere considerata legittima, non trova alcun riscontro ufficiale. Anche ieri Il Tirreno ha chiesto conferme sia in Regione che a Roma, ma l’impressione è che i lavori per ottenere più tempo siano in corso. Gli stessi balneari affermano di non avere certezze rispetto a questo possibile rinvio. Che verrebbe accolto con un piccolo sospiro di sollievo: in fondo la categoria vedrebbe salvata l’estate, prima di riaffrontare la questione Bolkestein in autunno.
Su questa sentenza pesano due fattori non da poco. Il primo è il pronunciamento dell’avvocato generale della Corte di giustizia stessa, Maciej Szpunar, che a febbraio ha già bocciato la proroga. Il pronunciamento dell’avvocatura generale difficilmente viene smentito dalla Corte Ue. E questo fa pensare al peggio. C’è poi da capire la linea del Governo, al momento in attesa. Il sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta aveva detto che si sarebbe aspettato il pronunciamento dell’Europa prima di varare la riforma delle spiagge. Il ministro agli Affari regionali Enrico Costa, invece, aveva assicurato che la legge nazionale sarebbe arrivata in tempi rapidi. Scavando un po’, si intuisce che Roma non ha intenzione di anticipare l’Europa. E che qualsiasi riforma dovrà partire dalla sentenza dei giudici della Corte di giustizia.
In questa confusione, si inserisce il dibattito sulla nuova legge regionale per l’assegnazione delle spiagge, di cui parliamo nella pagina a fianco. La categoria, tanto per cambiare, è divisa: da un lato ci sono i sindacati regionali Fiba Confesercenti e Sib Confcommercio, che hanno lavorato assieme alla Regione su questa legge. E la difendono, sostenendo che porta a casa alcuni punti - nuove concessioni da sei a vent’anni per chi investe, indennizzi per chi perde il bagno - mai raggiunti in questi anni di battaglia contro la Bolkestein. Dall’altra parte ci sono gli oltranzisti, capitanati da Emiliano Favilla, che contestano in tutto e per tutto la legge. Sostenendo che ha “sdoganato” le aste, aprendo il fronte alla fine della categoria. Tutti e due i fronti sono concordi su un solo punto: se non ci mette mano il Governo la questione balneare non si risolverà mai.
@matteotuccini
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