Il Tirreno

Versilia

Vismara vara Yoru E a giugno replica con festa in cantiere

di Donatella Francesconi
Vismara vara Yoru E a giugno replica con festa in cantiere

Barca interamente in fibra di carbonio e ultraleggera Il titolare: lavorare a Viareggio è del tutto anti economico

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VIAREGGIO. Appuntamento l’11 giugno, con varo nel tardo pomeriggio, cena a buffet e musica, tutto targato Vismara-Cose belle d’Italia. Dopo anni che la Darsena non vedeva più eventi del genere. L’annuncio di Alessandro Vismara ieri mattina, durante il varo della “Yoru” (“spada nera” in giapponese), imbarcazione da crociera veloce automatizzata, interamente costruita in fibra di carbonio, «affilata appunto come una spada», aggiunge Vismara.

Ieri mattina il varo, alla presenza dell’armatore, milanese, alla terza barca con lo stesso cantiere, come racconta ancora Alessandro Vismara: «“Yoru” è una barca destinata ad un armatore esperto, per una crociera veloce con equipaggio ridotto. Una bella macchina da corsa, insomma, gestibile da soli». Con una caratteristica che è marchio di fabbrica: «La leggerezza che consente di andare a vela anche con vento a quattro nodi». Velocità a vela, venti nodi, che diventano dodici a motore: «E le vele si svolgono e avvolgono elettricamente», aggiunge Vismara. Che continua: «Il mercato ci segue, grazie alle ricerca e all’innovazione tecnologica alle quali puntiamo. Elementi che sono oggi la chiave della sopravvivenza nella nautica».

Sopravvivere al mercato e alle sue crisi, ma anche al porto viareggino e alle sue “follie”: «Lavorare qui - è la riflessione/protesta - di Vismara è difficilissimo e assolutamente anti economico. Qui si sommano le difficoltà del lavorare, con la difficoltà di essere a Viareggio. Ci sono clienti che non appena mettiamo la barca in acqua ci chiedono di farli andare via per lo stato delle acque nelle darsene. Continuiamo inesorabilmente a lottare pensando che Viareggio abbia una collocazione dal valore inestimabile. Ma che abbia anche bisogno di rimboccarsi le maniche».

Anche per vincere quella sensazione perenne che il porto e la città siano destinati a sentirsi per sempre “separati in casa”. Condizione alla quale hanno fin qui contribuito, in egual misura, politica ed imprese.

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