La manifestazione
Un’altra insidia devastante per la Lecciona
Emergenza non stop per la pineta di Levante: in arrivo parassita che colpirà le piante sane
VIAREGGIO. Un’altra minaccia mortale per la Lecciona. Ciò che resta della pineta di Levante, dopo l’attacco del parassita “matsucoccus”, potrebbe essere annientato da un altro insetto letale, il “crisicoccus pini”. «La cocciniglia arriverà anche qui»: su questo non ha dubbi l’agronomo Francesco Lunardini, direttore dei lavori per il progetto di riqualificazione dell’altra pineta viareggina, quella di Ponente.
Il parassita è apparso in Italia nel 2015. Ha attaccato alcune zone di Milano Marittima. «Per la pineta di Levante - chiosa l’esperto - sarebbe il colpo di grazia».
Gran parte dei pini, come detto, sono già morti sotto i colpi del “matsucoccus”. Si tratta di 186 ettari di pineta, la parte più vicina al mare. Per questo il Comune ha chiesto i soldi in Regione, a gran voce, per ripiantare gli alberi. Il resto della pineta, circa 300 ettari, è stata colpita a zone dal parassita. E adesso da Est arriva una nuova minaccia.
«Non possiamo fare previsioni su quando arriverà il nuovo parassita ma - sottolinea Lunardini - l’allarme lanciato dall’assessore Alessandro Pesci sulla sopravvivenza della pineta di Levante, è estremamente serio: c’è il pericolo di quella che viene volgarmente detta una desertificazione. La cocciniglia andrà a colpire i pini domestici, che sono gli unici rimasti sani. I pini marittimi infatti, sono ormai dei “morti in piedi”. Si tratta di un parassita che può arrivare attraverso le piante vive ma anche il legno lavorato. E poi attraverso il pulviscolo che si posa sui mezzi di trasporto, ad esempio sui teloni dei camion».
Per capire che il rischio è alto, bisogna guardare indietro.
«Nel 1996 il professor Enrico Martini dell’Università di Genova, segnalò la prima presenza di matsucoccus in Liguria. Nel 2005 Lucca era provincia focolaio di questo parassita». In undici anni ben poco è stato fatto. E adesso la pineta di Levante è in ginocchio. «Abbiamo perso il 40% della superficie a bosco misto - spiega l’agronomo - Nell’area totale il pino domestico rappresenta il 15% delle piante presenti. Se venisse attaccato anche questo, il danno sarebbe enorme. Si parla di una perdita d’identità della Versilia da un punto di vista paesaggistico, ma anche di un grave rischio per la biodiversità e per l’economia e il turismo. Tutte cose che il Comune ha segnalato alla Regione». Lo ha fatto l’assessore Pesci venerdì mattina, durante il convegno sulla pineta di Ponente (organizzato dal Comune e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca alla Capannina del Marco Polo) a cui ha partecipato anche l’assessore regionale Marco Remaschi.
«È necessario - va avanti Lunardini - impostare già da ora le strategie di lotta. La prima azione da mettere in campo è quella del monitoraggio. Poi, al momento dell’attacco, occorrerà passare alla lotta biologica, ovvero al lancio di insetti antagonisti dell’ordine dei coleotteri. Nel caso in cui, per alcune piante, anche questo non dovesse bastare, c’è la possibilità di intervenire con l’endoterapia, ovvero con l’immissione di sostanze tossiche per gli insetti direttamente nella linfa. Come se fosse una sorta di flebo».
Il grande problema sono le risorse economiche per fronteggiare l’emergenza.
Per adesso infatti, nonostante le aperture della Regione, sono mancati anche i soldi per ripiantare gli alberi nella fascia già distrutta dal parassita.
«È necessario procedere rapidamente al reimpianto della pineta, anche per un discorso di acque di falda» conclude l’agronomo.
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