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Versilia

Uccisa da un’auto, via al processo d’appello

Uccisa da un’auto, via al processo d’appello

Valentina Prisco è morta ventisettenne tre anni fa. La madre: noi condannati all’ergastolo del dolore

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VIAREGGIO. Il 20 maggio 2013 Valentina Prisco volava via. Via per sempre, a soli 27 anni. A ricordarla è la madre, Maria Luisa Secchi, che non ha mai smesso di far sentire la propria voce a favore delle battagli delle vittime della strada. Il 17 giugno - racconta mamma Maria Luisa - «ci sarà il processo d’appello», chiesto dal trentenne in stato di ebbrezza alcolica, tre volte oltre il limite di legge, che era alla guida la notte in cui Valentina attraversava il Lungomare di Marina di Pietrasanta, uscendo da un locale. «Le sue parole non possono essere dimenticate: “Credevo mi avessero lanciato una bottiglia sul parabrezza”. E non abbiamo mai avuto il benché minimo segno di pentimento». Le parole di Maria Luisa Secchi sono dure come il dolore da vivere a testa alta: «Siamo noi i veri condannati. Io, la mamma, e tutta la famiglia, condannati per sempre all’ergastolo del dolore. Un dolore che finché vivrò non passerà mai». La madre di Valentina grida la verità: «Mi manca mia figlia. Mi mancano il suo dolcissimo sorriso, la sua risata argentina, le sue telefonate , le sue preoccupazioni per la sua mamma. Non riesco a capacitarmi che Valentina non tornerà più. Che non farà il viaggio intorno al mondo che sognava. Che non avrà la famiglia e i bambini che desiderava».

Dolore e impegno: sono stati questo gli anni trascorsi da quella notte di vita strappata. «Il 3 marzo è stata finalmente approvata la legge sull’omicidio stradale - ricorda la mamma di Valentina -: i nostri cari non torneranno più, lo so, lo sappiamo. Ma ci siamo battuti fino allo stremo pensando che le tragedie che sono accadute a noi non dovessero essere mai più, Adesso le pene saranno più severe e chi non rispetta il codice della strada andrà in galera». Era necessario, anche se non consola. «La sera c’è un stella luminosa che guardo dal mio balcone. la guardo e so che è la mia cara, adorata, Valentina. Che mi guarda e prega per tutti noi». (d.f.)

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