Il dolore
Scontro politico sui profughi
Mallegni contesta la posizione del prefetto, il Pd lo attacca: rispetti le istituzioni
PIETRASANTA. «Sarò ben felice di ospitare tutti i migranti previsti dal piano del Governo dopo che saranno assicurate adeguate risposte e rassicurazioni ai miei concittadini in attesa di una casa. In quel caso Pietrasanta aprirà le porte». Il sindaco Massimo Mallegni ribadisce il proprio no all’arrivo in città di 40 profughi come indicato dalla Prefettura di Lucca. «Una famiglia su tre in attesa di una abitazione, a Pietrasanta, è straniera o ha la doppia cittadinanza. Su 165 famiglie in graduatoria sono 122 le italiane che non hanno una casa e che vivono in condizioni di disagio».
Il 15% della popolazione residente, stando ai numeri degli uffici, si è rivolta, nel 2015, ai servizi sociali e ha manifestato difficoltà economiche: 250 hanno usufruito del sussidio economico. «L'amministrazione non solo ha innalzato l'asticella dei contributi del portafoglio sociale - spiegano da palazzo - portandoli ad oltre 1,8 milioni, l'8,33% in più rispetto all’anno prima, ma ha potenziato il progetto per le borse lavoro. A Pietrasanta, al Centro di via Osterietta, è operativo l'unico centro dedicato agli stranieri».
Critico, nei confronti di Mallegni, il capogruppo del Pd Rossano Forassiepi. «Che l’attuale sindaco voglia strumentalizzare ogni questione che gli possa dare visibilità mediatica a livello nazionale ormai è cosa nota, tutto questo per prenotarsi un posto in Parlamento all'interno dello schieramento composto ormai da politici assai lontani dall'area della destra moderata. Il sindaco percorra pure la sua scalata, ma eviti di creare tensioni all’interno della nostra città, dove mai vi sono stati episodi di razzismo e discriminazione: al contrario, Pietrasanta - continua Foraasiepi - è sempre stata terra di persone accoglienti e capaci di far integrare chiunque si sia fermato nel nostro territorio. Il problema abitativo e della sempre crescente povertà non si risolve né se accogliamo i profughi, né se non li accogliamo. L'infelice uscita del primo cittadino strumentalizza il problema e genera una guerra tra poveri che potrà produrre solo inasprimento dei toni e crescita degli egoismi personali. È altrettanto grave che un sindaco sberleffi i rappresentanti dello Stato: se il primo a non rispettare le istituzioni è il sindaco, tutti si sentiranno in diritto di non rispettare leggi e istituzioni».
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