Sicurezza
Rischio divieto di balneazione permanente
Fossa dell’Abate e Fiumetto i casi più critici Ma i sindaci possono evitare il peggio
CAMAIORE. Il rischio non è così remoto: se il mare versiliese continuerà ad essere inquinato i divieti di balneazione potrebbero diventare permanenti, almeno a partire dal 2017. E allora sì che sarebbero dolori. Un discorso che vale per la foce della Fossa dell’Abate - al confine fra Viareggio e Lido con la presenza di escherichia coli che nell’ultimo prelievo è balzata 52 volte oltre il limite consentito - e per quella del Fiumetto, che pur in regola al controllo del 16 maggio, rimane la località più in bilico fra le nostre spiagge.
Secondo l’Arpat, infatti, in quel tratto di Marina di Pietrasanta il livello del mare è “scarso”. Un giudizio pesante, che si basa sulla media dei campionamenti degli ultimi quattro anni. E insidioso, visto che le normative prevedevano che la Regione, entro il 2015, assicurasse che «le acque di balneazione» fossero almeno di «un livello “sufficiente” pena «l’istituzione di un divieto permanente per motivi igienico-sanitari». Tuttavia, per la foce del Fiumetto, si è scelto di mantenere invariata la possibilità di tuffarsi «a condizione di un monitoraggio più serrato».
I problemi, comunque, restano. Come mai ogni volta che piove forte il mare si popola di batteri? Colpa di un sistema fognario carente, con «allacci abusivi - sostengono i balneari - e una probabile promiscuità di acque bianche e nere». Così in caso di precipitazioni il livello delle fogne si alza, causando sversamenti nei fossi e, di conseguenza, in mare.
I rischi di un divieto permanente - come detto - riguardano anche il tratto di spiaggia vicino alla Fossa dell’Abate, dove è in corso un momentaneo stop alla balneazione, in attesa dei risultati delle controanalisi effettuate ieri mattina. L’Arpat - per stabilire se un’area è idonea ai tuffi - misura i parametri dei prelievi degli ultimi quattro anni. Se i batteri escherichia coli ed enterococchi intestinali non mantengono la media di massimo 500 e 185 unità ogni 100 millilitri (in almeno il 90% dei casi registrati, per effetto di un calcolo molto complesso) il livello delle acque scende sotto la sufficienza. Con il rischio di essere accomunato a quello di un porto. Un risultato all’anno, il peggiore, viene scartato. È un bonus e la foce della Fossa dell’Abate - con le sue 26.130 colonie di escherichia coli - se lo è appena giocato. È chiaro che se la situazione dovesse ripetersi, nel 2017 sarà un problema serio. La media matematica, infatti, potrebbe condannare Viareggio e Lido di Camaiore a un divieto permanente.
I sindaci possono far valere la loro autorità: se in caso di pioggia - prima dei controlli, che lì si tengono ogni due settimane il lunedì o il martedì - dichiarassero un «presunto inquinamento accidentale», allora il prelievo di routine verrebbe annullato. Ci sarebbe sì l’ordinanza di divieto di balneazione, ma il provvedimento verrebbe stracciato non appena l’Arpat, che in questo caso farebbe le analisi ogni giorno, certificherà il ritorno del mare pulito. «Si tratta di un meccanismo sofisticato - afferma il sindaco di Camaiore, Alessandro Del Dotto - che va studiato bene per capirne l’efficacia».
Sarebbe comunque un palliativo: finché non ci saranno i lavori agli impianti fognari e di depurazione la situazione non potrà cambiare. «Serve una seria politica di investimenti - conclude Del Dotto - e Gaia deve garantire un concreto impegno economico per i controlli sullo stato della sua rete nera che, specie quando vecchia, sembrerebbe causa di sversamento di reflui fognari nelle canalizzazioni comunali».
@taglions
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