Gaia, le banche chiedono lo stop ai contenziosi
Comuni chiamati a decidere in fretta. La Cgil: non esponete i lavoratori allo sdegno degli utenti
PIETRASANTA. Assemblea di Gaia, tutto rinviato. Almeno per quanto riguarda le nomine di nuovo presidente e nuovo consiglio di amministrazione. La prima carica, ormai sembra certo, se la contendono le amministrazioni comunali di Massa e Carrara che non hanno ancora trovato la quadratura del cerchio. Mentre Viareggio ha chiesto un posto nel consiglio di amministrazione. Ma al di là del “nodo” politico delle nomine, la questione principale rimane quella dei finanziamenti che l’azienda idrica deve chiedere agli Istituti bancari per rimanere a Galla. Le banche hanno chiesto che Gaia dimostri, atti alla mano, che i Comuni rinunciano ai contenziosi sulle somme dovute dall’azienda. Passaggio difficile, perché le amministrazioni rischiano il danno erariale. La soluzione potrebbe essere quella di delibere di indirizzo delle amministrazioni che si impegnano in tal senso. Una strada che sarebbe percorribile anche in assenza di Viareggio. Gaia ha un debito non con il Comune ma con la Viareggio Patrimonio fallita. E ieri mattina, proprio mentre nella sala di rappresentanza del Comune si teneva l’assemblea di Gaia, nella stanza confinante, il curatore della Viareggio Patrimonio, Donato Bellomo, ricordava che «un minuto dopo la conferma del fallimento da parte della Corte d’Appello, se questo sarà l’esito della sentenza attesa, chiederò un piano di rientro a Gaia. Voglio sperare che abbiano messo anche questo nel conto del finanziamento che chiedono alle banche.
Ieri mattina, in apertura di assemblea della società idrica, delegati e sindacalisti hanno portato la posizione dei lavoratori di Gaia, rappresentanti da Filctem Cgil Lucca-Massa Carrara; Femca Cisl Area Toscana Nord; Uiltec Lucca-Massa Carrara: «Chiediamo ai sindaci, che dell’azienda sono i proprietari, di dimostrare che l'unico problema non sono le nomine», spiega Franco Galeotti, segretario della Filctem -Cgil Lucca. I rappresentanti dei dipendenti mettono sul tavolo la condizione in cui si trovano ad operare: «L’azienda ha vissuto un’uscita impressionante di lavoratori che non sono stati sostituiti. Per andare avanti si continua ad attingere alla graduatoria per il personale a tempo determinato». Il messaggio che arriva da sindacato è netto: «Non si può fare pagare ai lavoratori di Gaia, sia in termine di opinione pubblica che di indirizzo societario, i problemi amministrativi delle singole amministrazioni comunali. Perché è bene non dimenticare che Gaia nasce accollandosi i mutui di queste stesse amministrazioni». Non dimenticare, insomma, quale fu «l’indirizzo politico alle origini: trattare Gaia come la pattumiera dei mutui comunali».
Oggi i sindacati chiedono alle amministrazioni che di Gaia sono socie di «partire da alcuni assunti comuni: una società dell’acqua interamente pubblica può funzionare; là dove sono presenti i privati non hanno fatto certo investimenti e hanno richiesto indietro l’utile». Quindi, «no ad un indirizzo di gestione che non sia quello di una società interamente pubblica». A sostegno di questo, però, «è necessario mettere uno stop al clima intorno ad Gaia, vissuta come una Equitalia di casa nostra». La preoccupazione di lavoratori e sindacati, conclude Galeotti, è che «anche tutto questo “mal dire” su Gaia sia propedeutico ed incentivare la strada che porta alla ricerca di un partner privato dal parte amministrazioni comunali».
Donatella Francesconi
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