Sicurezza
«Io, salvato dalla Croce Bianca di Querceta»
SERAVEZZA. «Sì, mi sono spiegato male: è vero che ho rischiato di morire anche questa volta, ma l’ambulanza non mi ha prelevato nella mia casa ad Azzano, ma in quella di un mio amico a Pietrasanta»....
SERAVEZZA. «Sì, mi sono spiegato male: è vero che ho rischiato di morire anche questa volta, ma l’ambulanza non mi ha prelevato nella mia casa ad Azzano, ma in quella di un mio amico a Pietrasanta». Mirko Mantoan, il dipendente Asl che vive in una casa nel bosco irraggiungibile da auto e ambulanze, chiarisce, modificando il racconto, quello che è realmente avvenuto lo scorso venerdì sera quando è stato colpito da un attacco di peritonite per il quale è ancora ricoverato al Versilia. «Se fossi stato male nella mia casa di Azzano come era successo pochi mesi fa - sottolinea - sarei morto. Perché il sentiero che collega la casa alla strada è ancora in condizioni disastrate».
Stavolta, ammette correggendo il racconto che aveva fatto all’indomani del ricovero, i soccorsi sono arrivati subito, anche perché non hanno dovuto raggiungere una zona impervia come quella in cui abita. L’ambulanza della Croce Bianca di Querceta è giunta sul posto - nel quartiere Africa - in tempi rapidissimi scongiurando il peggio.
Mantoan abita da 3 anni sotto Azzano e a fine 2015 stava per morire dopo che i volontari del 118 avevano faticato a prelevarlo da casa sua, raggiungibile appunto solo attraverso un sentiero impervio. Venerdì è stato di nuovo male ma, forse per richiamare l’attenzione sulla condizione in cui vive e sui pericoli a cui è esposto abitando nel bosco, ha raccontato le cose come se anche stavolta l’ambulanza avesse dovuto soccorrerlo ad Azzano. «Chiedo scusa, mi sono spiegato male - ha precisato ieri - non volevo indurre in errore il giornale e i lettori».
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