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Viareggio, nuova vittoria del Maki nella guerra della movida
I vigili avevano messo i sigilli al locale in Darsena: «Musica e ballo non autorizzati» La Corte d’Appello conferma l’assoluzione del gestore a cui si era opposto il pm
VIAREGGIO. Nuova vittoria del Maki Maki nella guerra della movida. La Corte d’Appello di Firenze ha confermato l’assoluzione per il gestore del locale, Edoardo Berti, finito a processo con l’accusa di aver organizzato una serata con musica e ballo senza avere le autorizzazioni necessarie. Berti era stato assolto già in primo grado, ma la Procura aveva fatto appello contro la sentenza. Ieri l’assoluzione bis.
La vicenda è quella che ha fatto discutere la città nelle ultime stagioni turistiche. Da un lato la Procura e il corpo di polizia municipale, con il Parco alla finestra; dall’altro i locali della Darsena. In particolare, al Maki Maki era stata contestata l’organizzazione di una serata nel gennaio del 2012 con musica e ballo: un’attività di intrattenimento, secondo gli inquirenti, fatta senza le autorizzazioni richieste a una discoteca, e quindi in violazione dell’articolo 681 del codice penale. Che punisce l’apertura di locali di spettacolo o intrattenimento che non abbiano i requisiti richiesti dal Testo unico di pubblica sicurezza. Per questo motivo la polizia municipale, su ordine della Procura, aveva messo i sigilli al Maki Maki (poi dissequestrato).
Nell’ottobre del 2013, però, il giudice Nidia Genovese del tribunale di Lucca aveva assolto il gestore del locale.
La difesa dell’avvocato Gabriele Parrini, che assiste Berti e il Maki Maki, si basava sul fatto che in un locale dove si somministrano cibi e bevande è consentita una forma di intrattenimento musicale. A patto che non ne divenga lo scopo principale di lucro. E questo - ha sempre ribadito l’avvocato Parrini - è il caso del Maki, che non fa pagare biglietti d’ingresso né applica maggiorazioni di prezzo proprio per la musica. Sul ballo non autorizzato, poi, sono nate interpretazioni di vario genere, con i gestori dei locali che hanno sempre raccontato in tribunale l’impossibilità di impedire che alcuni clienti si mettano a ballare per via della musica accesa.
Dopo la sentenza di assoluzione del tribunale, la Procura - tramite il pm Antonio Mariotti - aveva fatto appello. Ma anche la Corte d’Appello di Firenze ha dato ragione al locale.
«Siamo soddisfatti di questo verdetto ulteriore di assoluzione - afferma l’avvocato Parrini - ci auguriamo che possa rappresentare un punto importante nella definizione di queste controversie».
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