Sicurezza
Grazie Domé per averci accompagnato nella vita
L'omaggio affettuoso di chi è cresciuto con i suoi insegnamenti a Vittoria Apuana
Tanti di noi, bambini diventati adulti, sono cresciuti a Vittoria Apuana come accompagnati nella vita da Padre Domenico Remaggi. E non è un modo di dire, una frase dettata dalla facile retorica perché “Domé”, come lo chiamavamo tutti, ci ha lasciato sabato 7 maggio, dopo una lunga malattia. Non è così perché già quarant’anni fa, nell’oratorio di Vittoria Apuana, lo sguardo di Padre Domenico, le sue parole, il suo approccio con il quotidiano, mentre rincorrevamo un pallone o si parlava del nulla e del tutto per ore, era sempre quello giusto: sincero, diretto, comprensivo, ma non indulgente.
Domé ci ha sempre rassicurato, mettendoci però di fronte alle nostre responsabilità. Anche quando avevamo dieci anni e la vita, com’è giusto che sia, deve essere un gioco infinito. Padre Domenico ci lasciava fare, ascoltava le nostre ingenuità, arrivava in soccorso nel momento del bisogno e se sbagliavi te lo faceva intuire con uno sguardo, con l’increspare del suo vocione che ti arrivava diretto prima alla pancia e poi al cuore. E allora capivi cosa non fosse giusto fare, che quello sberleffo, che quell’insulto, che quel modo di prevaricare, anche se eri un bambino, non era buona cosa.
L’oratorio di Vittoria Apuana è stato la palestra del divenire per molti di noi e Domenico Remaggi di quella palestra è stato istruttore, compagno di esercizi e sorrisi, complice delle nostre svagate furbizie.
Poi siamo cresciuti, qualcuno si è allontanato, qualcun altro si è perso, molti sono rimasti nei pressi della Chiesa di San Francesco: per pregare o forse solamente per salutare Domenico che, nel frattempo, continuava a dedicare le sue giornate agli altri, adulti o piccoli che fossero.
Uno vero, Domé, un frate d’altri tempi, capace di condividere, di ascoltare, di non ergersi a quello che impartiva lezioni. Di andare, sempre e comunque, in aiuto di chi non ha. Di chi non è.
Negli ultimi anni, consentitemi questa digressione personale, ho visto Domenico Remaggi sempre da una certa distanza: è il mio rammarico, la mia amarezza. Lo osservavo assorto sull’altare o mentre camminava lentamente intorno alle diverse nicchie della chiesa. Qualche giorno prima di Pasqua, mentre salutava e abbracciava genitori e bambini, ho deciso di avvicinarmi a lui, solo per chiedergli, “Ciao Domé, come ti senti? Che dici?”. Ma io quelle due domande, alla fine, non sono riuscite a farle. Troppe persone intorno, troppo affetto a cui non volevo sottrarlo. «Tornerò un altro giorno» pensai. Non ci sarà nessun altro giorno, ma ce ne sono stati, in precedenza, mille e mille altri ancora, per tutti noi di Vittoria Apuana. Giorni che, grazie a te, ci hanno arricchito per sempre. Ciao Domè.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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