Gioco
Le tre cose che ci aspettiamo dalla nuova Fondazione
I costi, la durata e soprattutto il modo di rendere la manifestazione sempre più attrattiva turisticamente anche al di là dei corsi mascherati
Marialina Marcucci prende tempo, Klaus Davi no. Lei, prima presidente donna della Fondazione, chiede qualche giorno per presentare le “quattro o cinque idee” che dice di avere già sottoposto al sindaco; lui, il consigliere che avrà il compito di curare l’aspetto cruciale della promozione, invece qualche progetto lo butta lì, dimostrando, ahinoi, di avere ancora moltissimo da capire su cosa e dove dovrà lavorare. Due modi di approcciarsi diversi che rivelano come la nomina di entrambi in qualche modo sia stata tutt'altro che scontata, rituale, prevedibile.
Di sicuro, almeno per quanto riguarda Marialina Marcucci, difficile non riconoscere a Giorgio Del Ghingaro di aver fatto una scelta arguta, che risponde bene a tutte le esigenze e gli equilibri con cui deve fare i conti un sistema complesso come il Carnevale, da quelle economiche a quelli politici. Saranno i fatti a dimostrare se ciò che sulla carta sembra avere tutti i requisiti per garantire il cambiamento necessario sarà effettivamente all’altezza del compito.
I punti su cui Marcucci e il consiglio di amministrazione dovranno davvero segnare una svolta sono sempre gli stessi su cui da anni il mondo della cartapesta si interroga e si divide rischiando di avvitarsi su se stesso.
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Il primo è certamente quello dei costi: premesso che un giocattolo come il Carnevale non può rattrappire, è fin troppo evidente che non può andare avanti così come se nulla fosse. Difficile pensare di non rischiare ogni anno di finire con i conti in rosso se non si taglia qualcosa, il numero delle costruzioni in primis.
C’è la poi la formula dei corsi articolati in cinque domeniche, con tutte le incognite del maltempo, che costringono a prevedere ulteriori prolungamenti, fino a ridosso della Pasqua. Siamo sicuri che sia necessaria un’articolazione degli eventi così dilatata e organizzativamente estenuante? L’ultimo carnevale da questo punto di vista è stato un tormento, ovviamente non premiato al botteghino.
Infine c’è l'aspetto che per certi versi ha meno direttamente a che fare con l’essenza di Burlamacco ma che in realtà è altrettanto se non più cruciale: come fare in modo che il carnevale riesca ad attirare e soddisfare la curiosità del pubblico anche al di là dei corsi mascherati, ovvero come renderlo un evento sempre più turistico, in grado di essere attrattivo anche quando i carri - magari semplicemente perché piove - non possono sfilare.
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