Il Tirreno

Versilia

Ciulla: qui non c’è più una comunità artistica

di DOMENICO LOMBARDI
Ciulla: qui non c’è più una comunità artistica

Lo scultore siciliano ormai cittadino versiliese: a Pietrasanta non si respira più il profumo della polvere di marmo

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di DOMENICO LOMBARDI

Da molti anni conosco Girolamo Ciulla. Sguardo critico, parola sagace, creatività ricca di richiami culturali. Da oltre trent'anni vive e lavora a Pietrasanta. Lo si può incontrare per strada, al bar, nel suo studio con la polvere di marmo, avvolgente, nel silenzio del lavoro. Ciulla è però figlio della solare Sicilia.

Artista autodidatta, cammina da solo nel mondo della scultura sin da ragazzo con assoluta determinazione. Girolamo Ciulla scolpisce il mito perché “abita il mito”. Le sue sculture sprigionano forza, energia, ma anche delicatezza, emozione, gioia, mistero. Nel suo Olimpo si trovano figure maschili e femminili, templi, campi di grano e un ampio bestiario votivo.

Da quanti anni sei a Pietrasanta?

«Nel 1980 venni a Carrara per un simposio che mi colpì moltissimo, ma il mio sogno fu ben presto quello di fermarmi a Pietrasanta. Tiziano Forli, noto gallerista di Bologna, mi mise in contatto con lo storico dell’arte lucchese Pier Carlo Santini che, a sua volta, mi fece conoscere l’artigiano Giorgio Angeli. Fui conquistato dalla bellezza di questo luogo: subito mi sentii a mio agio. Così negli anni 1983-1984 decisi di trasferirmi in maniera stabile. Con gli artigiani ho instaurato un bellissimo rapporto: con loro mi sono confrontato e ho spesso sperimentato nuove tecniche e nuove impostazioni. Sono rimasto sorpreso dalla loro disponibilità. Non posso dimenticare quell’atmosfera unica che allora si respirava al bar e nelle osterie di Pietrasanta, quando la sera, dopo il lavoro, vestiti come in laboratorio, con la nostra polvere addosso, ci incontravamo, artigiani e artisti di ogni provenienza, sino a tarda notte, nell’assoluta semplicità e nel reciproco rispetto».

Si può parlare oggi di una comunità artistica a Pietrasanta?

L’artista sorride.

Quali materiali hai lavorato?

«Sin da piccolo m’impegnavo con il legno del parco di Villa Amedeo a Caltanissetta. Mi sono cimentato con la pietra arenaria, il tufo, i calcari. Il bronzo l’ho sperimentato sin da quando mi trovavo in Sicilia, a Catania, ma il mio materiale preferito è, da sempre, il travertino. Ricordo che andavo a prenderlo in una cava ad Alcamo».

Qual è la caratteristica della tua arte?

«Tutto dipende dall’ambiente in cui vivi, dalla tua identità. Io sono fortemente radicato alla cultura della mia Sicilia, lì ho trovato i luoghi che mi hanno ispirato. I siti archeologici, i musei, le chiese, i palazzi. Ma non posso dimenticare neanche la campagna con il grano, le spighe, i suoi frutti, il mare. Sono sempre stato molto curioso, dovevo uscire, andare a vedere. Certamente la classicità greca e romana mi ha avviato al mito come pure lo hanno fatto le civiltà etrusca ed egiziana».

Oltre la scultura, ci sono il disegno, la pittura.

«Ritengo il disegno, a cui mi sono sempre dedicato, una tappa fondamentale nel mio percorso artistico».

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere con le tue opere?

«Il significato lo devono dare le persone che le guardano, con le loro emozioni».

Cosa consiglieresti ai giovani scultori?

«Di osservare molto. Le scuole di formazione, forse, avevano significato una volta. Il giovane artista deve vivere delle sue idee e, soprattutto, delle sue emozioni».

Pietrasanta è città d’arte; che cosa faresti per un suo ulteriore sviluppo?

«Assolutamente niente. Uno sviluppo, anche in altre direzioni, è nel futuro di tutte le città dato i continui mutamenti sociali, culturali, economici. Certamente l’atmosfera degli anni Ottanta a Pietrasanta non c’è più. Il profumo della polvere di marmo non si respira più. Un Museo di Arte Contemporanea sarebbe un progetto ambizioso e avrebbe senso se ospitasse tutti gli artisti che hanno lavorato in questa città».

Quali artisti ammiri, quali sono le tue letture?

«Mi piace Brancusi per i contenuti e le suggestioni che suscita. Leggo Savatore Quasimodo ma anche Verga, Pirandello, Sciascia, che curiosamente definì Caltanisetta Piccola Atene, Vitaliano Brancati. Ho molti libri di arte e ascolto musica classica».

Quali iniziative ti sono rimaste nel cuore?

«L’unica iniziativa è di continuare a lavorare».

E il tuo sogno nel cassetto?

«Schiodare il cassetto».

Quali progetti hai in cantiere?

«Sto preparando la mostra che si terrà nei mesi di giugno e luglio a Villa Bertelli a Forte dei Marmi. Sarà una selezione di opere per lo più inedite, sculture e disegni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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