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Tari in bilico tra Patrimonio e Asp

Tari in bilico tra Patrimonio e Asp

Corsa contro il tempo in vista della fine dell’esercizio provvisorio

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VIAREGGIO. Slitta al 18 maggio il consiglio comunale sui nuovi assetti Mover ed Asp (che diventa “I Care”), piani finanziari compresi, nel quadro del trasferimento di servizi e personale ad entrambe dalla fallita Viareggio Patrimonio. Uno spostamento di tempi che non rende più facile la vita della Patrimonio per il cui destino è iniziato il conto alla rovescia verso la fine dell proroga dell’esercizio provvisorio, concessa dal Tribunale fallimentare il 31 marzo allo scadere dei primi sei mesi che hanno visto una scarsa attività dell’amministrazione comunale - è lo stesso giudice Lucente a metterlo in evidenza - in merito agli atti indispensabili alla chiusura della società, come da relazione del liquidatore Marco Marchi.

Il problema principale è quello della scadenza della prima rata della Tari, fissata per il 16 giugno. Chi riscuoterà, se la Patrimonio chiude e la nuova Asp non sarà ancora attrezzata? Quale intestazione vi sarà sulle bollette come riscossore? Dove andranno a chiedere informazioni i cittadini?

Ancora non è siglato l’accordo sindacale per il trasferimento dei lavoratori, non più a Mover (in un primo momento alla società della sosta dovevano passarne 21, poi 13 ed ora solo 4) ma a Sea. Ed ancora non è formalizzato il trasferimento del maggior numero di dipendenti della Patrimonio alla nuova “I Care”. Un rallentamento dei tempi che porta fibrillazione tra gli stessi dipendenti di tutte le società coinvolte. Senza contare che la Patrimonio non è il negozio dietro l’angolo che tira giù la saracinesca e pace. Dopo il 31 maggio resta la necessità di compiere tutta una serie di adempimenti che richiedono personale in servizio, per il quale vanno definite le modalità.

Radio Municipio racconta che l’amministrazione Del Ghingaro stia puntando ad ottenere una nuovo proroga dell’esercizio provvisorio in scadenza. Ma le parole del giudice Lucente nel provvedimento del 31 marzo non sembrano proprio tali da lasciar immaginare come realizzabile lo scenario di un nuovo rinvio. Là dove si imputa alla stessa amministrazione di non aver «in alcun modo motivato il mancato (totale) rispetto della tempistica prevista dalla citata relazione del dottor Marchi». E non solo, perché il giudice continua: «Il rinvio a futuri provvedimenti amministrativi, senza alcuna motivazione della loro mancata adozione nei sei mesi già trascorsi, nonché a future gare, i cui tempi sono per natura incerti, senza alcuna motivazione delle ragioni per cui tali gare non siano già state indette, conferisce alla richiesta di proroga dell’esercizio provvisorio natura di richiesta di proroga sine die incompatibile con il disposto dell’articolo 104 della legge fallimentare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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