Sicurezza
Sequestrate a Volponi sei borse troppo simili a quelle di Prada
I modelli sono stati ritirati dalla boutique del Forte. Il provvedimento confermato in Cassazione. La difesa: «Quei prodotti sono stati ideati e messi in vendita molto prima che altri li registrassero»
FORTE DEI MARMI. Cinque anni fa erano stati dei morsetti in metallo e delle strisce a innescare la guerra tra griffe. Secondo il marchio Gucci i mocassini di Mauro Volponi, commerciante della pelletteria di lusso al Forte, non potevano riportare quei dettagli simbolo della maison. Adesso Volponi è alle prese con un nuovo scontro legale con un altro colosso della moda. Stavolta è stata Prada spa a ritenere che un modello venduto da Volponi fosse troppo simile a quello registrato dalla società nel 2015: “Inside bag”.
Si tratta di una borsa “matrioska” che, al suo interno, ha un’altra borsa, identica nella forma ma di diverso colore. Un’idea troppo simile, secondo Prada, a quella su cui sono state disegnate e prodotte alcune borse in vendita nel 2015 nel negozio Mauro Volponi: quando la griffe aveva già registrato il modello in attesa della futura commercializzazione.
Nel giugno scorso, la vicenda è sfociata nel sequestro di sei borse deciso dal pubblico ministero di Lucca. Contro l’ordinanza del tribunale del riesame che ha confermato il decreto di sequestro, Mauro Volponi ha fatto ricorso in Cassazione, ma non c’è stato accoglimento. Per il commerciante, dunque, si è aperta una nuova disputa legale. Su quelle borse che Prada ha ritenuto frutto del proprio ingegno infatti, pende anche l’ipotesi di reato di contraffazione.
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Il legale di Volponi, l’avvocato Elena Libone del Foro di Lucca, sottolinea però che il commerciante «vende quel modello di borsa già da diversi anni. Entreremo nel merito della questione per dimostrare che non c’è stata alcuna contraffazione. Quella di Volponi è una concorrenza che sicuramente dà fastidio, perché si fonda su pelletteria d’eccellenza curata nei minimi dettagli e creata per una clientela di nicchia che conosce bene i prodotti». Nessun rischio dunque, secondo l’avvocato, di trarre in inganno il compratore. «A maggior ragione nel caso delle sei borse sequestrate, visto che - prosegue Libone - il prodotto non era stato ancora né commercializzato né pubblicizzato» dal marchio Prada.
Per la Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso contro il sequestro però, il bene, una volta registrato, è per sua natura destinato alla commercializzazione. È sufficiente quindi che il marchio o il segno distintivo di un modello riconducibile a una griffe sia stato depositato. Cosa che Prada spa ha fatto nel 2015.
In comune i prodotti dei due diversi marchi hanno l’idea di essere una borsa nella borsa, con la seconda cerniera svelata dalla prima. Anche stavolta, come nello scontro legale tra Volponi e Gucci del 2011, tutto si gioca sui dettagli che, specie nel mondo del lusso, rappresentano la firma della casa di moda a cui i clienti decidono di affidarsi.
Cinque anni fa, come detto, Gucci accusò lo storico commerciante del Forte di aver copiato un proprio modello di mocassino utilizzando morsetti in metallo e strisce simbolo della maison. Anche in quel caso, Volponi mise subito in chiaro di produrre quella scarpa, con tutti i dettagli contestati da Gucci, dal 1977, anno in cui aprì il primo negozio.
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