Il Tirreno

Versilia

Due settimane per sgomberare le banchine

di Donatella Francesconi
Due settimane per sgomberare le banchine

Reti, rottami di barche, materiali pericolosi devono essere rimossi entro il 19 maggio

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VIAREGGIO. In terra c’è di tutto ed è sotto gli occhi di chiunque faccia due passi nell’area portuale, dove sono “spuntati” da mercoledì gli avvisi che informano dell’ordinanza congiunta Autorità portuale-Capitaneria di porto per la rimozione dei materiali entro il 19 maggio. Dopo quella data, imbarcazioni ed oggetti che non saranno stati portati via finiranno rimossi da una ditta autorizzata «con rivalsa delle spese a carico degli interessati», come dispone la stessa ordinanza (numero 7 del 29 aprile). Nella quale si legge che, per quanto riguarda, «le imbarcazioni visibilmente abbandonate, saranno stimate senza alcun valore commerciale e avviate alla demolizione presso discarica autorizzata».

Insomma, Authority e Capitaneria fanno sul serio. Anche e soprattutto perché barche semidistrutte e oggetti di ogni tipo abbandonati «a causa del loro stato di degrado strutturale» costituiscono «pericolo grave e immediato per la sicurezza della circolazione dei veicoli e delle persone».

Le foto scattate dal fotografo del “Tirreno” ieri pomeriggio parlano chiaro: reti, tubi, cavi, materiali di ogni tipo, ma anche bidoni e - qualche volta - bombole del gas affollano l’area portuale all’interno della quale si muovono mezzi pesanti, gru, e dove funzionano i generatori delle imbarcazioni ai lavori. Se poi si aggiunge il fatto che il rebus di come funziona il sistema antincendio non è mai stato definitivamente risolto, è facile immaginare gli scenari possibili in caso di fiamme.

Per chi contravviene a quanti disposto dall’ordinanza scatteranno anche le sanzioni di legge, poichè - ricorda l’ordinanza - «si concretizzano ipotesi penalmente rilevanti, nonché abusive occupazioni demaniali».

Il provvedimento non ha mancato di suscitare proteste, anche considerando l’abbandono in cui versa l’area più propriamente portuale. Dal nuovo mercato ittico mai completato (è passato da oltre un anno nelle mani della Regione, ma l’immobilismo non è mutato rispetto a quando se ne occupava il Comune) e trasformato in base operativa per tanti stranieri senza casa che vivono di spaccio e furti, alla banchina Lenci dove ancora si lavora in una rete di cavi e generatori, nonostante la presenza di mezzi pesanti a terra.

Per non parlare dell’ennesimo fronte aperto per la marineria viareggina con l’amministrazione comunale in carica da un anno: quello della destinazione dei magazzini (le “vele”) destinati alla pesca e voluti quando per i pescatori viareggini si disegnava ben altro futuro. Tre le ipotesi sul tavolo del confronto: i magazzini vengono messi in vendita; i magazzini vengono affittati con bando pubblico al quale può partecipare anche chi non è pescatore; la concessione, oggi nelle mani dell’Ente pubblico, passa all’Organizzazione dei produttori (Op) che riunisce la marineria viareggina e che si intesterebbe anche le utenze (acqua e luce) riuscendo così a controllarne il peso economico. Questa è la proposta che la categoria ha presentato all’amministrazione al momento indecisa tra l’ipotesi di vendita e quella di affitto. Ipotesi che si scontrano entrambe con lo stato delle strutture, decisamente degradato.

In un quadro più complessivo che vede il nuovo regolamento per l’affidamento a privati del mercato ittico attualmente esistente (sulle cui vicende ha aperto un fascicolo la Corte dei Conti) non ancora approvato dal consiglio comunale. Oltre che oggetto dell’insoddisfazione dei pescatori che sulla questione hanno speso ore di confronto con ogni amministrazione comunale che sia entrata ed uscita, negli ultimi anni, dal Palazzo di piazza Nieri e Paolini.

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