Il Tirreno

Versilia

Strage, il ruolo di Moretti: «Era invitato ovunque»

di Donatella Francesconi
Strage, il ruolo di Moretti: «Era invitato ovunque»

Domenico Braccialarghe, ex numero due di Ferrovie, racconta la holding e l’ex ad Che tutte le istituzioni volevano in ogni situazione o cerimonia pubblica

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VIAREGGIO. Di se’ dice «sono la prima dipendenza di Mauro Moretti», ed è la frase che risuona in aula, al Polo fieristico di Lucca, nella lunga testimonianza di Domenico Braccialarghe, una vita professionale in Ferrovie chiusa con l’incarico di direttore centrale risorse umane e organizzazione (dal 2008 al 2014) ed oggi nella stessa posizione in Finmeccanica, azienda che vede come amministratore delegato proprio Moretti. Ad esaminare il numero due di Finmeccanica, nell’aula dove si celebra il processo per il disastro ferroviario di Viareggio (sette anni fa), è l’avvocato Armando D’Apote, difensore dell’ex amministratore delegato di Ferrovie, sul banco degli imputati.

Il tema è stato lungamente trattato in udienza preliminare prima e fin dall’inizio del processo poi: il ruolo della holding Fs nei confronti delle imprese del Gruppo e, nello specifico, i ruoli di Mauro Moretti: quelli che gli erano propri e quelli che lui stesso si era quasi ritagliato addosso. Così, se nell’udienza del 26 febbraio 2014 era stato lo stesso D’Apote ad affermare deciso che «la holding non ha treni e non ha rotaie», raccogliendo la replica del pm Salvatore Giannino determinato a contestare, come da capi di imputazione, «il ruolo uno e trino di Moretti», ieri Braccialarghe è stato altrettanto determinato nel dichiarare che Ferrovie Spa «non è una holding finanziaria ma ha anche compiti operativi». Ed un primo punto viene definitivamente fissato dal testimone autorevole.

Armando D’Apote cammina sul sentiero delle accuse formulate dalla Procura di Lucca che ha ricostruito quell’essere «uno e trino» di Moretti, presente quasi ovunque lungo i binari, qualsiasi fosse l’impegno da assolvere. «Molti dei rappresentanti istituzionali del Paese prendevano l'iniziativa di invitare Moretti in più occasioni e cerimonie pubbliche», racconta l’ex manager di Fs. Così che quando si ritrova l’ex ad a firmare i contratti di servizio per il trasporto locale con le Regioni, è la normalità: «Non mi stupisco affatto che le istituzioni avessero più volte premuto, pressato, per avere Moretti alla firma». Ma quando D’Apote incalza chiedendo se si trattasse di «saltuaria ingerenza (nei ruoli propri dei manager delle società del Gruppo, ndr) o se questo facesse parte del ruolo di Moretti», l’uomo più vicino all’ex ad non risponde.

Il confronto con i pm è una lama affilata. Il manager testimone sa reggere il confronto, ma non riesce a nascondere un certo fastidio. Che, quando si fa più forte, porta ad una serie di «non so e non ricordo». Ed un punto lo segna la Procura (i pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino) sulla domanda relativa all’atteggiamento di Ferrovie nei confronti del concorrente Ntv. «La struttura della holding è deputata ad occuparsi delle società concorrenti», domanda Giannino. «Assolutamente no», risponde Braccialarghe. «Ed allora - continua il pubblico ministero - perché agli atti ci sono documenti con i quali viene informato Moretti, con rapporto dettagliatissimo dotato di foto, in merito alle attrezzature di bordo di Ntv? È una mail diretta a Moretti, un rapporto con tanto di dipendente Trenitalia inviato a bordo del treno Ntv». La prima parte della risposta è impregnata di formalità, come da ruolo: «Ho risposto che non esisteva una struttura che aveva il compito di andare a vedere cosa facevano i concorrenti». Ma la lingua batte dove ild ente duole. E così il manager aggiunge: «Dopo di che, di fronte all’ingresso di un concorrente sull'unica vena a mercato, mi pare del tutto normale che si sia stato il desiderio di capire come il concorrente si poneva».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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