Gioco
Il ragazzo condannato accusa gli amici «Hanno iniziato loro»
Il diciottenne ha ricostruito il pestaggio omicida «Da Bianchi e Fialdini i primi colpi inferti a Manuele»
INVIATO A LUCCA. «I primi a colpire Manuele sono stati Federico Bianchi e Alessio Fialdini. Bianchi gli ha dato il cazzotto che lo ha steso a terra, mentre è stato Alessio a rifilargli la prima botta con il casco».
È da poco passato mezzogiorno: in un’aula del tribunale di Lucca, di fronte al giudice Giuseppe Pezzuti, sta parlando un ragazzo. Ha diciotto anni, è magrolino: chi non sa che è un protagonista di questa storia non può immaginare che è stato condannato a dodici anni di carcere per un omicidio commesso a colpi di casco quando era ancora minorenne.
La vittima si chiamava Manuele Iacconi: è morto a 34 anni in ospedale un mese dopo il brutale pestaggio, avvenuto in via Coppino, cuore della Darsena. E il ragazzo, ancora una volta, cerca di ricostruire quanto accaduto quella maledetta notte di Halloween del 2014. Quando una lite cominciata in maniera banale ha trasformato una serata di divertimento nell’incubo di una città e di una generazione di giovani. Una notte che ha strappato per sempre una persona ai suoi cari, e in cui è rimasto quasi ucciso anche il suo amico, Matteo Lasurdi, 31 anni. Rimasto coinvolto a sua volta in quella che ha tutta l’aria di essere stata una rissa da strada spentasi nella follia. Follia per cui la Procura ha messo sotto accusa quattro giovani viareggini: due, quel giorno, avevano solo diciassette anni.
Il ragazzo che ha parlato ieri in tribunale è, per il momento, l’unico condannato per il delitto. Si era quasi subito autoaccusato del pestaggio: alla polizia, a cui si era presentato spontaneamente, aveva raccontato di essere stato il solo a massacrare con il casco Manuele. «Gli altri? Non li conosco nemmeno», disse agli uomini dell’Anticrimine diretti da Lucio Chelotti. Gli inquirenti sospettano che si fossero messi d’accordo tutti e quattro, mandandone allo sbaraglio uno nell’ipotesi che potesse cavarsela con poco perché minorenne. Dopo la morte di Manuele e la confessione, il ragazzo è stato arrestato dalla polizia assieme a Matteo Della Ragione, l’altro ex minorenne - di cui invece facciamo il nome perché nel frattempo è stato nuovamente denunciato per un altro episodio - che invece aveva pestato Matteo Lasurdi. I due giovani sono finiti a processo di fronte al tribunale dei minori: per quello che ha ucciso Manuele c’è stato il giudizio immediato e una condanna a dodici anni. Ora è recluso in una comunità in Emilia. L’altro sarà giudicato a novembre.
Restano in sospeso le accuse agli altri due indagati, Federico Bianchi, 20 anni, e Alessio Fialdini, 19. Per capire quale sarà il loro destino la Procura aveva chiesto un incidente probatorio (cioè un’acquisizione di prove che rischiano di non arrivare al processo): gli inquirenti volevano riascoltare il giovane che si era autoaccusato. E che nel frattempo aveva cambiato versione. Sostenendo, in un interrogatorio di ormai un anno fa, di non essere stato il solo a picchiare Manuele.
Ieri, perciò, il ragazzo - assistito dagli avvocati Giacomo Ciardelli e Valentina Tognocchi - è tornato in tribunale. E ha deciso di confermare e arricchire questa versione di fronte al giudice. La sostanza è che - secondo il giovane - sono stati i suoi amici a dare i primi colpi a Manuele, una volta scoppiata la rissa.
La lite scatta la sera del 31 ottobre del 2014. Manuele Iacconi e Matteo Lasurdi sono in auto, stanno tornando da una serata nei locali della Darsena. Al semaforo che si trova all’incrocio tra via Coppino e via Oberdan avviene lo scontro verbale con due ragazzini. Nel corso dell’inchiesta i due accusati diranno che avevano semplicemente chiesto una sigaretta a Manuele e Matteo. Ma il vero motivo per cui, da un semplice approccio, si passi allo scontro vero e proprio non è mai stato chiarito. Fatto sta che Manuele e Matteo scendono dall’auto. In quel momento sono due contro due.
A un certo punto - secondo il racconto del ragazzo condannato - spunta Federico Bianchi, detto “il pugile”. Bianchi - sempre secondo questa ricostruzione - dà un cazzotto sia a Lasurdi che a Iacconi. Quest’ultimo cade a terra. Su Iacconi si sarebbe avventato poi Alessio Fialdini. Che avrebbe rifilato il primo colpo di casco quando il trentaquattrenne era già a terra. Poi il casco sarebbe passato nelle mani del ragazzo per il pestaggio vero. Che ha ferito a morte Manuele. Nel frattempo Della Ragione massacra Lasurdi, sempre con l’uso di un casco.
Nella ricostruzione fornita dal giovane condannato resta un punto poco chiaro. E cioè la frase che Fialdini gli avrebbe rivolto dopo aver assestato la prima “cascata”. Non è un elemento da poco. Dall’inchiesta si ipotizza che Fialdini avrebbe detto all’amico: «Ti ho fatto vedere come si fa, ora tocca a te». Parole che peserebbero, per un’eventuale imputazione di omicidio. Ma ieri il ragazzo - a domanda del pm Sara Polino - ha risposto di non ricordarsi precisamente quali siano state queste parole. Resta poi il dubbio sul vero padrone del casco usato per l’omicidio: gli inquirenti e la parte civile sostengono che fosse proprio di Fialdini, mentre la difesa di Alessio - sostenuta dall’avvocato Massimo Landi - sostiene che avesse indosso un casco prestatogli da Bianchi. Fialdini, peraltro, ha sempre smentito di aver partecipato alla rissa, affermando di essersene andato subito dalla scena dell’aggressione. Portandosi via anche Bianchi.
«La cosa rilevante - afferma Riccardo Carloni, avvocato della famiglia Iacconi - è che è stato confermato quanto già dichiarato dal giovane nell’interrogatorio del 14 maggio dell’anno scorso». Nessun commento da parte degli avvocati Ciardelli e Tognocchi, mentre l’avvocato Landi si riserva di commentare «solo in un eventuale processo».
@matteotuccini
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