Italia
Delitto Iacconi, nuova puntata in tribunale
In aula il giovane già condannato: dovrà ricostruire per l’ennesima volta quanto accaduto quella notte
VIAREGGIO. Nuova puntata giudiziaria per il delitto di Manuele Iacconi, morto a 34 anni dopo un pestaggio in Darsena. Stamani alle 11 in tribunale a Lucca il diciottenne già condannato per l’omicidio dovrà ricostruire ancora una volta quanto accaduto quella notte. Ammesso che voglia farlo, naturalmente: potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere.
La richiesta di quello che tecnicamente è un incidente probatorio - cioè un’acquisizione di una prova che viene definita irripetibile perché rischia di non arrivare al processo - è stata fatta dalla Procura. E il giudice ha acconsentito. Siamo nell’ambito dell’indagine su Federico Bianchi e Alessio Fialdini, i due maggiorenni finiti sotto accusa per il delitto. L’obiettivo dell’accusa, sostenuta dal pm Sara Polino, è mettere a confronto i ragazzi per una ricostruzione che faccia emergere quella che è la verità a detta degli inquirenti. E cioè che Manuele è stato picchiato non solo dal ragazzo già condannato. Versione, peraltro, già fornita dallo stesso prima che il tribunale dei minori gli infliggesse dodici anni di carcere.
L’udienza, insomma, servirà per capire le eventuali responsabilità dirette nell’aggressione a colpi di casco che ha portato alla morte di Manuele Iacconi. E anche a capire se per i due ragazzi verrà chiesto o no il rinvio a giudizio. Un quarto ragazzo sotto accusa, minorenne all’epoca dei fatti, verrà processato a novembre.
Uno degli amici di Manuele, Mario Rosi, ha annunciato che insieme ad altri sarà in prima fila a fianco dei genitori e dei parenti più stretti. Come tutti hanno fatto sempre, da quella notte maledetta fino ad oggi, per chiedere con forza e determinazione giustizia. «Vogliamo soprattutto che emerga la verità - dice Rosi - su quanto avvenuto in via Coppino in Darsena in quella che doveva essere una serata di divertimento. E che invece si è trasformata in una tragedia insanabile per la famiglia e per chi ha conosciuto Manuele. Noi non riusciamo ancora a darci pace». Nell’aggressione fu ferito gravemente anche un amico di Manuele, Matteo Lasurdi, sottoposto ad un intervento chirurgico che di fatto lo ha salvato. «Manuele Iacconi ora è un figlio e fratello di tutti - dice l’amico Mario Rosi - che la sua fine serva almeno da esempio. Una cosa è certa: Manù è sempre nel nostro cuore».
Nel corso di questi anni sono state organizzate varie iniziative in ricordo di Iacconi e si sono uniti insieme i parenti delle vittime anche di altre tragedie. Tutti insieme accomunati da un unico desiderio, quello di una giustizia veloce ed efficace. (m.t-r.l.)
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