Spiagge all’asta? Non quest’estate
C’è un piano B per salvare la stagione turistica in arrivo
VIAREGGIO. Nessuno tocchi le spiagge della Versilia. Almeno per quest’estate. C’è un piano B già pronto nei cassetti del Governo per intervenire in situazione d’emergenza. E cioè nel caso in cui la Corte di giustizia europea, tra pochi giorni, bocci la proroga delle concessioni demaniali fino al 2020. Annullando, di fatto, tutti i titoli in mano agli stabilimenti balneari, che a quel punto sarebbero scaduti il 31 dicembre scorso. Ma le “aste”, o gare a evidenza pubblica, delle spiagge non ci saranno subito. Perché a quel punto Roma interverrà con un decreto per confermare la validità delle concessioni. Almeno fino al 31 dicembre prossimo.
La rassicurazione è arrivata in questi giorni ai vertici delle organizzazioni sindacali dei balneari. Preoccupate per il possibile effetto devastante che un pronunciamento negativo dell’Europa avrebbe sulla stagione turistica in arrivo. Se, come previsto, a maggio la Corte di giustizia Ue stangherà l’Italia, contestando la validità delle concessioni demaniali e chiedendo che vengano riassegnate tramite procedura di selezione pubblica, potremmo ritrovarci con un paradosso. Stabilimenti balneari pieni, in quella che promette di essere un’estata d’oro per il turismo versiliese, che però si reggono su titoli validi per lo Stato italiano e non per l’Europa.
Ma questo scenario non è ammissibile per vari motivi. Intanto bisogna proteggere la buona fede dei balneari, che oggi sono al lavoro grazie a una proroga concessa dal Parlamento italiano, che ne ha prolungato i titoli fino al 2020. Poi bisogna evitare che la stagione turistica in arrivo venga penalizzata: perché la Versilia dovrebbe pagare sulla propria pelle, in una maniera che forse l’affosserebbe, una soluzione al caso Bolkestein arrivata tra capo e collo? C’è poi da considerare che è impossibile organizzare delle gare pubbliche, e mandare all’aria i 429 stabilimenti balneari della Versilia (e il resto d’Italia), mentre sono aperti ai clienti con i relativi servizi.
Tutte queste considerazioni sono state portate all’orecchio dei massimi livelli del Governo. Sembra che anche il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ne sia cosciente, tanto da assicurare all’interlocutore - un politico Pd di rilievo - che non ci sarà alcuna devastazione dell’economia balneare. Che avrà il tempo di “digerire” la riforma in arrivo. Ma questi sono retroscena che forse lasciano il tempo che trovano. Così come opache sono le voci riportate sull’incontro che il ministro Enrico Costa, incaricato della questione Bolkestein, avrebbe avuto con le Regioni (leggi box). Una cosa è sicura: un conto è regolamentare un settore oramai ingarbugliato e avvitato su stesso, un conto è spazzare via come un residuato bellico chi lavora e dà lavoro ad altre persone. A Roma assicurano di esserne coscienti e che faranno tutto il possibile, anche se non è chiaro quando. Punto interrogativo finale: non è detto che l’Europa si pronunci a maggio. La sentenza della Corte Ue potrebbe slittare a ottobre, a stagione turistica finita. Se sarà uno slittamento voluto per dare tempo all’Italia di rimettere ordine nella materia, senza scatenare il caos sulle spiagge, al momento non è dato saperlo.
@matteotuccini
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