Il Tirreno

Versilia

il caso Bohème a Roma

di Donatella Francesconi

TORRE DEL LAGO. «Viareggio deve fare una scelta», alza la voce Alberto Veronesi, presidente della Fondazione Festival Pucciniano, tra un consiglio di indirizzo teso e una riunione di cdi e consiglio...

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TORRE DEL LAGO. «Viareggio deve fare una scelta», alza la voce Alberto Veronesi, presidente della Fondazione Festival Pucciniano, tra un consiglio di indirizzo teso e una riunione di cdi e consiglio di amministrazione, tra una settimana, che tutti indicano come decisiva. La scelta è così riassunta: «O buttarsi in progetti progressivi e di sviluppo, gestiti con oculatezza e buon senso, cioè in pareggio di bilancio e pagando i debiti, oppure prepararsi a gestire la chiusura del Festival e la chiusura di una politica culturale a Viareggio».

Scenario catastrofico in una città che, quando si tratta di cultura, pensa come una ottantenne che non si guarda allo specchio da quando ne ha compiuti quaranta. Perché la situazione economica della Fondazione lirica è agli sgoccioli: decreti ingiuntivi, cause di dipendenti con esiti costosi, qualche artista del cast 2016 che ha già fatto sapere che il tempo stinge per confermare l’ingaggio. Altrimenti tocca guardare ad altri lidi. C’è poi la questione dei contributi, con quello della Regione (450.000 euro) appeso ai tagli che Firenze sta calcolando sull’intera spesa destinata alla cultura. Una situazione complessiva che i revisori dei conti del Comune descrivono così: «Il perdurare dei risultati negativi e la precarietà del patrimonio netto rendono necessario una ristrutturazione che eviti il default naturale della Fondazione».

La salvezza è il ricorso al credito, per arrivare a “spalmare” il debito complessivo su un arco di tempo di quindici anni, spiega il presidente Veronesi al “Tirreno”: «Ma alle banche va dato un Piano finanziario per dimostrare che l’operazione si può fare». Due gli Istituti di credito che si dividerebbero l’erogazione del nuovo finanziamento alla Fondazione: «Ma ad un certo punto bisogna fare le cose che si dicono», sbotta Veronesi con il pensiero rivolto agli organismi finanziari della stessa Fondazione. «Certamente io, da direttore d'orchestra - aggiunge Veronesi - e avendo delegato per le questioni del bilancio un grande uomo di conti quale è Alberto Pisanelli, affiancato dal direttore generale Franco Moretti, sono meno adatto a occuparmi delle questioni strettamente contabili, essendomi orientato a lanciare più che altro i progetti artistici. Sulle questioni del bilancio lascio volentieri la parola a chi ne ha la responsabilità operativa».

Venerdì è l’ultima chiamata per la Fondazione: consigli di amministrazione ed indirizzo riuniti insieme come richiesto dallo stesso presidente per esaminare la proposta che gli “uomini dei conti” dovranno per quel giorno aver definito. Con il sindaco Del Ghingaro al lavoro - è ancora Veronesi a parlare - «muovendosi istituzionalmente con grandi Istituti bancari».

Uscire dalla stretta dei conti (e sarebbe stato fondamentale non fermare il lavoro commissionato alla società di revisione Bdo di Firenze) perché «la crisi della lirica, il tipo di spettacolo più costoso che ci sia al mondo, ci pone ad un bivio: o Torre del Lago sarà in grado di diventare un grande attrattore, al pari dei grandi attrattori internazionali, o è destinata a soccombere e a finire, devastata dalla crisi e dal graduale tramonto della lirica tradizionalmente intesa. Nè servirà appellarsi agli scarni contributi pubblici, di fronte al declino inarrestabile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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