Il Tirreno

Versilia

E ora Fabio Genovesi racconta la sua infanzia

di Cristina Bulgheri
E ora Fabio Genovesi racconta la sua infanzia

Lo scrittore, ospite della kermesse, alle prese con il suo prossimo romanzo Che parlerà di quando era uno spensierato ragazzino senza cellulari e Gps

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PIETRASANTA. Non presenterà un nuovo libro Fabio Genovesi questa sera alle 19 nell'incontro, in coppia con lo scrittore trentino (anche alpinista e scultore del legno) Mauro Corona, dal titolo "Storie della mia terra", penultimo appuntamento del palinsesto di Anteprime Mondadori. Il libro nuovo, di fatto non è pronto, ma - nero su bianco - ci sono già circa duecento pagine. E questo perché Genovesi, fortemarmino doc, cavallo di razza della Mondadori, ha seguìto per un anno, senza mai fermarsi, il fortunato destinato del suo Chi manda le onde, finalista al Premio Strega 2015 e vincitore dell'annesso Premio Strega Giovani.

Un vero tour de force?

«È proprio così, ho girato l'Italia, in lungo e in largo, almeno due volte, poi a Natale mi sono fermato e mi sono accorto di avere una quantità di pagine piene di appunti presi qua e là in giro per lo Stivale. Spunti tutti da rielaborare, ma tanto materiale. Mi sono seduto al tavolo nel mio giardino, che è il mio ufficio, e sono cominciati a scorrere i capitoli».

Di che cosa parlerà ai suoi lettori Fabio Genovesi nel prossimo libro?

«Torno a raccontare l'infanzia e la famiglia, ma non in un'ottica di formazione ed educazione, bensì di come si può peggiorare con il crescere, di come ci si deforma...»

Un esempio?

«Quando ero ragazzino io, e non erano mille anni fa, per esempio si usciva di casa con la bicicletta dopo pranzo e ci si tornava a sera e per i miei genitori dove io trascorressi tutto il pomeriggio era un mistero. Non c'erano telefonini, gps, né tanto meno caschi e ginocchiere di protezione. Erano sciagurati i miei genitori che mi abbandonavano al mio destino? Ecco, la mia è una riflessione su come si cresce in un posto piccolo, in un'epoca in cui non esistevano tutti i modi con cui oggi riusciamo a stare in contatto»

L'ambientazione del nuovo libro è sempre la Versilia?

«Sì e no. Siamo in un posto di mare, una località piccola di quelle dove si è fortunati a nascere».

Un legame forte con la sua terra che l'accomuna con Mauro Corona con cui farà coppia oggi ad Anteprime a Pietrasanta...

«Sì, quest’anno la formula è cambiata, non avendo tutti un libro nuovo in uscita da presentare, sono stati studiati incontri a due. Io e Mauro ci vogliamo bene, ci stimiamo, abbiamo già sperimentato questa formula a Rovigo. Paradossalmente il suo amore per la montagna e il mio amore per il mare, che possono sembrare così lontani, hanno in realtà tanti punti in comune riguardo alla vita, alla natura. Peraltro condividiamo le stesse letture, ad esempio ad entrambi piace molto un autore messicano sconosciuto ai più che è Juan Rulfo. Insomma racconteremo delle nostre passioni e soprattutto dell'appartenenza ciascuno alla propria terra, alle nostre radici: le sue affondano nella zona del Vajont, le mie in Versilia. Così parleremo di che cosa vuol dire per uno scrittore raccontare i posti e le persone che conosce».

Intanto, mentre si pensa al prossimo libro, "Chi manda le onde" continua a vivere alla grande...

«Eh sì, e non smetto mai di stupirmene. È stato tradotto in un sacco di paesi, come in Olanda, in Germania, in Francia, in Brasile e pure negli Stati Uniti. Nel frattempo è uscito anche l'audiolibro. Ha fortunatamente una vita lunga, quella dei longseller, legati non alla frenesia del momento dell'uscita in libreria, quanto piuttosto al tam tam, al passaparola di chi il libro l’ha letto e gli è piaciuto. E davvero mi commuovono le lettere e i messaggi che mi arrivano da ogni parte e da persone di varie età. Spesso mi ringraziano perché leggendo il mio romanzo si sono sentiti meno soli. Tutti noi a volte ci sentiamo un po' soli, e un po' strani. Ma credo che nessuno sia davvero solo, e nell'essere strani non c'è niente di male».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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