Il Tirreno

Versilia

La paura e il lieto fine «Mamma, hai visto che avevo la cintura»

di Stefano Taglione
La paura e il lieto fine «Mamma, hai visto che avevo la cintura»

A bordo tutti hanno rispettato le norme di sicurezza: solo quattro feriti lievi, poteva essere una tragedia

4 MINUTI DI LETTURA





CAMAIORE. Quando il primo pullman fa capolino, dalla piazza parte un lungo applauso. Finalmente i ragazzi sono tornati a casa. Dopo lo spaventoso incidente di ieri mattina alle 8 - un super tamponamento a catena fra mezzi pesanti lungo l’autostrada A1, all’altezza di Bologna, che ha visto coinvolti i due autobus degli alunni della scuola media Pistelli di Camaiore in gita verso Trieste - nel primo pomeriggio, fra i genitori, ha prevalso la gioia.

«Mamma, sto bene, hai visto che avevo la cintura», dice un alunno alla madre in lacrime. Le cinture di sicurezza allacciate - insieme alla grandiosa manovra di Sergio Marin, l’autista del secondo pullman che ha quasi schivato la bisarca che lo precedeva - hanno giocato un ruolo cruciale, riducendo al minimo le conseguenze per gli insegnanti e i ragazzi, tutti fra i 13 i 14 anni, frequentando la terza media. Solo quattro di loro sono rimasti lievemente feriti a causa delle schegge e, per precauzione, sono stati trasportati in ospedale e riportati a Camaiore verso le 19 dai poliziotti della Stradale e da due docenti.

Tutti gli altri sono arrivati prima, poco dopo le 14, sempre accompagnati dagli agenti del capoluogo emiliano. Ad attenderli tantissimi genitori. C’è Angelita Dalle Mura, che come tutti non vedeva l’ora di riabbracciare il suo bambino. «Stamattina ho sofferto tanto - dice - e rivederlo è una liberazione». Davide Lemmetti aspetta la figlia vicino all’ingresso dei giardini. «Verso le 8,20 ha chiamato sconvolta - afferma il babbo - ma poi si è tranquillizzata. Alla fine avrebbe preferito continuare la gita, ma io sono contento che sia ritornata a casa».

Quando gli alunni sbarcano dai tre pullman che la polizia stradale ha organizzato per riportarli a Camaiore, dai volti dei genitori sgorgano le lacrime. L’applauso - diretto soprattutto alla professionalità degli agenti - prosegue a lungo. Le insegnanti vengono abbracciate come se fossero delle amiche di famiglia, i poliziotti bolognesi anche. Sono visibilmente emozionati. Sono quasi in imbarazzo quando i genitori chiedono loro di mettersi in posa con i ragazzi, per una foto ricordo. «La vogliamo anche noi per appenderla in ufficio», dice una giovane agente, a capo della scorta. «I ragazzi erano molto provati - aggiunge un collega - sia per l’incidente in sè, sia per la gita rovinata, a cui ovviamente tenevano tanto».

Nel frattempo gli scolari sono scesi dagli autobus, fermi in piazza Romboni. Antonella Nencioni ha appena riabbracciato il suo bambino. «Quando mi ha telefonato - sostiene la mamma - era molto impaurito. Mi sono preoccupata tantissimo». Tiziana Mallegni, fino alle 14, ha atteso con lei alla fermata dell’autobus. Ora, con la figlia accanto, è decisamente più sollevata. «Ho vissuto un senso di impotenza incredibile - afferma - visto che non potevo fare niente, solo parlarle al cellulare. Dovevo fidarmi di ciò che mi diceva. Lei sarebbe andata ugualmente a Trieste: non voleva tornare a Camaiore. Era partita troppo entusiasta per rinunciare».

Diversi ragazzi, nonostante lo spaventoso incidente, hanno chiamato i genitori dicendo che non era successo nulla e che avrebbero voluto proseguire la gita. Qualcuno, forse, ha adottato questa tattica anche per farli rimanere tranquilli, in attesa del loro ritorno in Versilia. Potrebbe essere stato questo il ragionamento del figlio di Roberta Stagi, una delle tante mamme che affollano piazza Romboni. «All’inizio non mi ha detto niente - afferma - ma una madre si accorge sempre quando c’è qualcosa che non va. Così l’ho richiamato». Alla seconda telefonata, ecco la verità. «Mi ha detto che si era verificato solo un piccolo tamponamento - rivela Roberta - e che tutti stavano bene».

Unanime, da parte di chi era a bordo del secondo autobus coinvolto nell’incidente, il ringraziamento a Sergio Marin, che con una manovra d’istinto ha limitato al minimo l’urto con il retrotreno della bisarca, scontro che avrebbe potuto risultare fatale per i passeggeri del pullman dove viaggiavano la metà degli alunni in gita dalla scuola media Pistelli. «Ci ha salvato la vita - afferma uno dei ragazzi - e senza di lui forse non saremmo qui». Sergio Marin, ieri, è rimasto a Bologna per portare uno dei due mezzi in officina. L’autista - 27 anni, di Ghivizzano, in Garfagnana - a Camaiore non sarebbe comunque tornato. Ma i genitori lo aspettano a braccia aperte, per abbracciarlo come hanno fatto con i loro figli. Che sono tornati a casa, sani a salvi, anche grazie alla sua prontezza di riflessi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

ALTRO SERVIZIO A PAG. 2 E 3

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web