Il Tirreno

Versilia

DISASTRO FERROVIARIO»IL PROCESSO

di Donatella Francesconi
DISASTRO FERROVIARIO»IL PROCESSO

VIAREGGIO. Non c’era ruggine e non c’erano crateri di corrosione sull’assile 98331 che ha ceduto, sotto il treno merci carico di Gpl distribuito in ben 14 cisterne, la notte del 29 giugno 2009 a...

4 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Non c’era ruggine e non c’erano crateri di corrosione sull’assile 98331 che ha ceduto, sotto il treno merci carico di Gpl distribuito in ben 14 cisterne, la notte del 29 giugno 2009 a Viareggio. Trentadue morti, i lutti, i feriti fuori e dentro gli ospedale a tutt’oggi, la distruzione e la ricostruzione: tutto causato da un «fatto statistico». Perché si è trattato solo - sono le parole del professor Aldo Frediani, consulente di Gatx, una vita trascorsa all’università di Pisa - «di rottura normale che rientra nella casistica della rottura per fatica». Così ha risposto Frediani alle domande dell’avvocato Francesco Mucciarelli, difensore di alcuni imputati tedeschi. Nella prima parte della testimonianza era stato Gerardo Boragine, presidente del Collegio giudicante (con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino), a porre la consulente la domanda che tutti avrebbero voluto formulare. Niente ruggine, niente crateri di corrosione («escludo che propagazione della cricca sia dovuta ad un alveolo di corrosione»), ipotesi che i segni sull’assile siano stati prodotti dal ballast (il pietrisco tra i binari): ma, allora, quale causa alternativa si può ritenere responsabile della tragedia? Prima risposta «non lo so»; seconda - in chiusura di udienza - la statistica. Ovvero, il destino. Decisamente non imputabile e tantomeno processabile.

Quella di ieri era la seconda udienza per il professor Frediani, autore di una voluminosa consulenza per la multinazionale tedesca Gatx, proprietaria dei carricisterna deragliati a Viareggio, in faccia alle case di via Ponchielli ed ai loro abitanti. Tra molti dati scientifici accessibili solo agli esperti della materia, il quadro che emerge è il seguente: la cricca (frattura) nell’assile non poteva essere individuata dagli esami cui l’assile (asse più ruote) è stato sottoposto nell’Officina Jungenthal di Hannover, società controllata da Gatx. La statistica ha fatto il resto, inevitabilmente.

Eppure - è stata l’obiezione del pubblico ministero Giuseppe Amodeo - «almeno 27 tecnici, consulenti di tutte le parti nel processo, si sono trovati concordi sul fatto che la cricca, al momento della manutenzione dell’assile nell’Officina Jungenthal, oscillava tra 3 e 13 millimetri. Si sono sbagliati tutti e ventisette?». La risposta del professore arriva senza esitazioni: «Francamente ritengo che si siano sbagliati tutti e ventisette». D’altra parte - insisterà Frediani successivamente, rispondendo al pubblico ministero Salvatore Giannino - «non è facile dire che il mondo è contro di te. Ma alla fine credo in quello che faccio».

Ed allora - hanno chiesto sia il presidente Boragine che il pm Giannino sulla base di questa considerazione - perché durante l’incidente probatorio alla Lucchini di Lovere, quando tutti i tecnici erano presenti agli esami irripetibili, il professor Frediani non ha indicato come gli stessi esami dovessero essere effettuati, a suo dire, e non ha fatto osservazioni portando il proprio punto di vista diverso da quello di tutti gli altri suoi colleghi? «C’è un verbale con una sfilza di obiezioni avvocati e consulenti», ricorda Salvatore Giannino, «verbale che non contiene nessuna questione avanzata nè da lei, nè dal consulente Bargagli Stolfi, nè dai difensori del gruppo degli imputati tedeschi. Come mai?».

Frediani risponde e sembra affannare, più volte, nel lungo confronto con il pm: «Ci sono varie ragioni. Non ritenevo che avessero valore tecnico le argomentazioni degli avvocati. E poi a quel tempo non ero in grado di formulare obiezioni». Eppure - è ancora il presidente Boragine, solitamente parco di domande, ad insistere sull’argomento: «Era sua facoltà, perché lì si facevano i rilievi e lì si dice "state sbagliando tutto" e si chiedono ulteriori indagini». La risposta è lapidaria: «Nessuno mi ha chiesto se ero d'accordo».

Rimane chiuso nel suo mondo prettamente scientifico del quale più volte sottolinea il valore, il consulente di Gatx. Come mette in evidenza una delle domande dell’avvocato di parte civile, Tiziano Nicoletti: «Se non vi erano crateri di corrosione sull’assile - come lei sostiene - perché sullo stesso è stata apposta l’etichetta con la sigla W1D che significa presenza di alveoli di corrosione?». Il consulente è in difficoltà: «Ha a che fare con qualcosa che ho detto io?», chiede. Poi scatta la difesa dell’avvocato Francesco Ruggeri Laderchi che - gli va riconosciuto - in questo ruolo ieri si è battuto fino in fondo.

Ancora un quesito, dall’avvocato di parte civile Maurizio Dalla Casa, in aula anche per l’associazione “Il mondo che vorrei”, nata per riunire i familiari delle vittime della strage. «Che dimensioni deve raggiungere la frattura perché la sua propagazione diventi più rapida?». La serie di risposte peserà certamente anche nella fase della discussione che è alle porte: «Ma più rapida cosa?». «L’ha detto lei nella scorsa udienza», ribatte l’avvocato. E Frediani replica: «Decidiamo cosa vuol dire rapida...». «Ma l’ha usato lei questo termine!», sottolinea Dalla Casa, verbale della scorsa udienza in mano.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web