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Versilia

I carrozzieri tornano liberi: non c’entriamo con la truffa

di Stefano Taglione
I carrozzieri tornano liberi: non c’entriamo con la truffa

Parla il titolare dell’azienda di Camaiore dopo 20 giorni di arresti domiciliari: «Abbiamo solo riparato automobili che erano state danneggiate per davvero»

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VIAREGGIO. «Noi con le truffe non c’entriamo niente. I presunti truffatori ci portavano le auto e i moduli di constatazione amichevole. Poi io facevo firmare dei fogli e riscuotevo il costo delle riparazioni direttamente dalle compagnie di assicurazione. Lo contrattavo con i periti. I danni, sulle macchine che mi portavano, c’erano davvero. E dei Casalesi ho sentito dire solo alla tv».

Sandro Castoro - titolare dell’autocarrozzeria Stadio di Camaiore - ieri è tornato in libertà, insieme al padre Aldo, socio con lui nell’attività. I due imprenditori sono indagati dalla Procura di Firenze per la presunta associazione a delinquere finalizzata alle truffe assicurative che, dal 2009 al 2013, ha interessato la Versilia. Un’inchiesta portata avanti dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo toscano, visto che secondo gli inquirenti a capo dell’organizzazione malavitosa c’è il Clan dei Casalesi, che da ogni falso incidente avrebbe incassato il 20% dei rimborsi liquidati.

I due carrozzieri erano agli arresti domiciliari dal 6 aprile. Ci sono rimasti 20 giorni. Ieri, subito dopo essere stati rimessi in libertà, sono tornati al lavoro. «Non sono mai stato così tanto tempo in ferie - ironizza Sandro Castoro, il titolare dell’impresa - e in questi giorni ho letto le 3.000 pagine d’indagine, mi sono dedicato al giardinaggio e ho seguito un corso di cucina su Internet». Il carrozziere si dice molto confortato dalla decisione del Tribunale del riesame, a cui si era rivolto il suo legale, il viareggino Fabrizio Bartolini. Lui e il padre, comunque, rimangono indagati. «Mi sono tolto un gran peso - sostiene Castoro - anche se questa cosa andrà avanti anni e anni. Credo che i giudici abbiano compreso la mia innocenza, speriamo che se ne rendano conto anche i loro colleghi».

Il presidente del Tribunale del riesame, Livio Genovese, ha firmato l’ordinanza di revoca delle misure cautelari lo scorso 20 aprile, ma il provvedimento è stato depositato in cancelleria soltanto ieri, giorno dal quale è diventato efficace. Secondo il giudice per le indagini preliminari, che aveva convalidato la richiesta del pubblico ministero, c’era il rischio che i due artigiani commettessero i reati per i quali sono ancora indagati. Il loro avvocato, Fabrizio Bartolini, aveva chiesto che i suoi assistiti tornassero in libertà, sottolineando che non vi fossero «gravi indizi di colpevolezza» e che «le truffe alle quali avrebbero partecipato sono soltanto sei», mentre Aldo Castoro «è menzionato per due soli episodi del 2013 che non hanno alcuna attinenza con il reato di associazione a delinquere».

Sono state queste le motivazioni messe nero su bianco dal legale. Che ieri, venuto a conoscenza della decisione dei giudici, si reputa molto soddisfatto. «Il ricorso è stato accolto in pieno e non posso che essere contento», spiega l’avvocato, che aggiunge: «Ho pensato fin da subito che per Aldo e Sandro Castoro non sussistessero i gravi indizi di colpevolezza mossi dall’accusa. L’associazione a delinquere credo che sia stata strumentalizzata per ottenere le misuri cautelari».

Lo stesso provvedimento è stato annullato anche per Salvatore Mundo, detto “o’ mister”, che però è stato arrestato tre anni fa ed è ancora detenuto nel carcere di Parma per un’indagine legata alle infiltrazioni dei Casalesi in Versilia. Lui - dalla Dda di Firenze - è ritenuto il referente toscano dei Casalesi. «Quando mi sono visto collegare alla camorra - racconta Sandro Castoro - sono rimasto di sasso: ho pensato che c’era qualcosa che non andava. Con le truffe io e mio padre non c’entriamo nulla: se su un danno da poche migliaia di euro, le tante persone che figuravano a bordo delle auto ottenevano 50 giorni di prognosi è evidente che c’era qualcosa di anomalo. Me ne rendo conto anche io, ma non sta a me giudicare. Forse - conclude Castoro - se queste cose sono successe veramente, è sui certificati medici che si alimentavano le truffe assicurative. Non dalla mia attività, visto che le macchine le riparavo davvero».

@taglions

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