Sicurezza
Computer in tilt: persi i dati della Patrimonio
La relazione del curatore al giudice fallimentare Lucente
VIAREGGIO. Il simbolo della bomba o la schermata blu di morte del computer (Blue Screen of Death): sono i segnali di “crash” del sistema informativo che si sta utilizzando. Quello della Viareggio Patrimonio ne subisce «svariati» come scrive il curatore della Viareggio Patrimonio nella comunicazione inviata al Tribunale fallimentare in occasione della richiesta della proroga dell’esercizio provvisorio. Sistema informativo che - nel caso della Viareggio Patrimonio - è il supporto per la riscossione dei tributi da riversare al Comune e per lo svolgimento delle altre attività della società.
La descrizione che Donato Bellomo consegna al giudice delegato, Giacomo Lucente, toglie il fiato. Il sistema informativo della Patrimonio, società “in house” del Comune - nata nel 2006 nella forma oggi nota - si presenta «carente di strumenti di salvaguardia a causa dell’hardware obsoleto». Non se la passano meglio i software in dotazione: «Sistemi operativi, antivirus, firewall e sistemi di backup - elenca Bellomo - non aggiornati e non aggiornabili». Questo il quadro nel quale si riproducono «svariati crash». Che hanno, come risultato, «perdite di dati».
Uno scenario che in un’azienda privata non sarebbe assolutamente ammissibile. E che susciterebbe notevoli perplessità e contestazioni di fronte ad un controllo della guardia di finanza.
Per ripristinare il corretto funzionamento del sistema e recuperare i dati andati persi la Patrimonio ha sostenuto «costi in termini di ore/uomo, connessi - è ancora la relazione inviata al Tribunale fallimentare - con i fermo macchina, per le necessità di recupero e ripristino dell’operatività della stazioni di lavoro».
È la stessa società che ha trattenuto, per fare fronte alle proprie esigenze - così la relazione dei revisori dei conti della Patrimonio - 27,1 milioni di euro al 31 dicembre 2013 (dato tratto dalla relazione dell’ispettore del ministero dell’economia). A cosa sia stata destinata la cifra, trattenuta «in modo assolutamente irregolare» (è l’ispettore del Mef a scriverlo) è davvero difficile da comprendere. La società è fallita, ha smesso di pagare l’affitto della sede, non ha mai rinnovato il proprio sistema informativo, non ha versato ai gestori degli impianti sportivi i corrispettivi dovuti, e così via elencando.
La “giustificazione” fornita anche gli inquirenti - la Procura di Lucca ha aperto un’indagine sui rilievi penali della ispezione del Mef, affidandola alla guardia di finanza di Lucca - è che l’importo del contratto di servizio non era sufficiente alle necessità della società interamente pubblica. Che, dunque, tratteneva i tributi. «Da quanto riportato nell'articolo 9 del Contratto di servizio - si legge ancora nella relazione del Mef - appare evidente come il trattenimento delle riscossioni da parte della società risulta assolutamente irregolare. Difatti, tutt'al più, sarebbe il Comune ad avere la facoltà di chiedere anticipi di versamento del riscosso e non viceversa».
Il quadro, però, che è ancor più complesso, come scrive l’ispettore del ministero, Luciano Cimbolini, quando richiama l’attenzione su quello che definisce «situazione connotata da intrecci finanziari multipli e da partite reciproche mai saldate» che risulta «connotata da un altissimo lasso di patologicità, a tutto discapito, nei suoi effetti finali, delle casse comunali».
Nella relazione che tira le fila dell’ispezione del ministero, a fare “crash” non è solo il sistema informativo della Patrimonio. «Altro aspetto gravemente carente nei rapporti finanziari fra Viareggio Patrimonio e Comune sempre, per quanto concerne la gestione di riscossione dei tributi, è quello della rendicontazione dell'attività svolta. I documenti acquisiti. difatti, seppur qualificati come conti di gestione contabile, non hanno i requisiti minimi per essere qualificati come tali». Eppure nessuno se n’è mai accorto, fuori e dentro la stessa Patrimonio, così come fuori o dentro il Municipio. La sensazione, insomma, è che il sistema-Patrimonio fosse andato in crash per intero. E ben prima dell’avvento dell’ispezione del Mef.
Il 31 maggio la Viareggio Patrimonio cessa la propria attività. Rimangono, a pesare sul dissesto, tutte le mancanze, gli errori, le “fantasie” di gestione messe in atto lungo dieci anni di vita della società nata per risolvere i problemi del Comune di Viareggio, oggi sul lastrico. E rimangono le responsabilità. Da cercare, trovare, accertare.
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