Il Tirreno

Versilia

«Una grande felicità» scoprirsi sorelle a ottantasei anni

di Beatrice Faragli
«Una grande felicità» scoprirsi sorelle a ottantasei anni

Ilde ha incontrato Franca nella sua casa di Cardoso: «Una doccia fredda all’inizio, ma il sangue non è acqua»

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STAZZEMA. Figlia unica per oltre ottant’anni, fino a quando, da Siena, non è arrivata quella «doccia fredda» dai capelli biondi e dal carattere deciso chiamata Giancarla Franca: la sorella che Ilde Masti ha scoperto di avere a ottantasei anni. Ieri le due donne si sono incontrate a Cardoso di Stazzema, dove Ilde vive con la famiglia. Il tempo andato non sembra un problema per loro. «Recupereremo ciò che abbiamo perso campando fino a 120 anni ... almeno» dicono le due sorelle.

L’incontro. «Con Franca - racconta Ilde - c’è stato subito un legame fortissimo. È proprio vero che il sangue non è acqua e che i geni si tramandano. Lei somiglia tanto alla mamma» dice davanti alla tavola imbandita delle grandi occasioni. «Qualche mese fa - ricorda- mia figlia Mariangela mi disse che avevo una sorella. Ero convinta che mi stesse prendendo in giro. Poi ho capito che era vero, e per me è stata una doccia fredda, perché sono arrivata a questa età tranquilla. E quando vedevo nelle famiglie qualche discussione tra fratelli, dicevo sempre “bene, io almeno non ho nessuno e faccio come mi pare”». Una doccia fredda che, in pochissimo tempo, si è trasformata in «una grande gioia».

La storia. Cresciute in due contrade vicine e alleate di Siena, Ilde, del Bruco, e Franca, della Torre, non hanno mai saputo l’una dell’altra. Figlie di Eugenia Masti, a separarle è stata la fretta di venire al mondo di Franca: partorita nel 1935 all’ospedale Santa Maria delle Scale di Siena. Mamma Eugenia non ce la fece ad arrivare all’istituto privato di Montepulciano dove, sei anni prima, nel ’29, aveva dato alla luce Ilde, e dove era garantito l’anonimato. Le due bimbe infatti non erano figlie legittime, perché Eugenia nel ’26 lasciò il marito per amore di un altro uomo. Ma mentre Ilde rimase con la madre, Franca fu data in adozione. All’ospedale di Siena infatti, la registrarono come la figlia del marito di Eugenia, ma lui non la riconobbe.

«Abbiamo abitato per trent’anni a un chilometro di distanza in linea d’aria. Ho anche lavorato per tanto tempo in una ditta di panforti e dolci a cento metri da casa di Franca» racconta Ilde. Ma la vita è passata senza far incrociare i loro destini. Almeno fino al novembre scorso. Quando il nipote di Franca, Christian Riccucci, dopo una caccia al tesoro durata sei mesi, è riuscito a scoprire che sua nonna aveva una sorella a Stazzema. Il primo incontro tra le due donne è stato a Siena, nel febbraio scorso.

Il pranzo a Cardoso Ieri, finalmente, Ilde ha ricevuto la visita della sorella a Stazzema. Né il marito (da quasi sessant’anni) di Franca, Valerio, né la figlia di Ilde, Mariangela, sono riusciti nell’impresa di interrompere le chiacchiere delle due donne. «Abbiamo tante cose da raccontarci» dicono. «Anche se Franca non ha mai conosciuto la mamma, le assomiglia moltissimo - spiega Ilde - Ha un carattere deciso. Eugenia era un carabiniere». «Non è vero - risponde Franca - io sono proprio “boncitta”». «Io però - continua Ilde - sono la maggiore, sicché mi devi ubbidire». E via, scoppia una risata. «Siamo due anime gentili - prosegue Ilde - E poi a tutte e due ci piacciono le piante e gli animali». «Di questo - dice la figlia Mariangela- parlerebbero per ore e ore».

Emozioni e ricordi. Ilde racconta di non aver mai sospettato che sua madre potesse aver avuto altri figli. Non si ricorda neppure del pancione. «Avevo sei anni, ma per un periodo mi mandarono da un’altra famiglia. Davvero, io non mi accorsi di niente». Invece Franca sapeva di essere stata adottata. «La prima volta me lo disse un ragazzo a scuola. Io - racconta - gli tirai in testa un astuccio di legno: trauma cranico, 15 giorni di prognosi. Son sempre stata vispa. Poi tornai a casa e a mia mamma le dissi che avevo litigato con Alfio».

Due famiglie riunite. Non sono solo le due sorelle ad essersi trovate in tutta questa storia «particolare e bellissima», come la definisce Ilde. Sono anche due famiglie ad essersi unite. Tuttavia Ilde fatica ancora un po’ a capire quali siano le parentele. «A questo punto - dice - Christian è il mio pronipote? Io non c’ho mai capito niente, anche perché a cosa mi serviva? Ero sola». E ancora, scoppia una risata. In tutto questo gran girovagare di destini e di vite, che si rincorrono e si sfiorano per toccarsi ottant’anni dopo, gli intrecci sono ovunque. E tutto, in una storia così, diventa un segno da raccontare. «Io - dice Chiara, la fidanzata del figlio di Mariangela (figlia di Ilde) - mi chiamo Eugeni di cognome (ed Eugenia si chiamava la madre di Franca e Ilde, ndr) e sono della provincia di Siena». Nella città di origine, Ilde è tornata poche volte. «Che ci andavo a fare?» dice. Ma adesso ha un motivo grande per andare. «Arriva anche la bella stagione, andremo tante volte. E Franca verrà qui da noi». Tra una visita e l’altra, le due sorelle risolvono il problema della distanza con lunghe telefonate: «Tutti i giorni o quasi» ci tengono a precisare. E prima di sedersi intorno alla tavola, Giancarla Franca ha una sola cosa da dire: «Viva la Torre». Ma Ilde non ci sta, e subito ribatte: «Viva anche il Bruco». Due contrade mai così vicine.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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