Il Tirreno

Versilia

Le donne raccontano la Liberazione: che gioia il primo voto

di Donatella Francesconi

Cinque ultranovantenni nella sala del consiglio comunale hanno rievocato la guerra e le conquiste della democrazia

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VIAREGGIO. C’è una Viareggio dimenticata nelle parole che risuonano nella sala del consiglio comunale, lunedì 25 aprile, tra cerimonia della Liberazione e un ritrovare radici lontane. Ci sono le strade, le famiglie, i luoghi, il senso di comunità, l’orgoglio di una città nei racconti delle ultra novantenni che l’Anpi ha portato sui banchi del consiglio per ricordare quel primo, indimenticabile, voto due volte libero: dalla dittatura fascista e dalla negazione di un diritto in quanto donne. Anche se, nel fare un bilancio oggi, bisogna ammettere «che non è andata esattamente come la speranza di quei giorni, quegli anni», come dichiara - forte e chiaro - Carla Pezzini, vedova Boncompagni. «Avevo ventidue anni e con quel voto mi pareva che avremmo potuto, come donne, comandare un po’ di più. E che tutti avremmo avuto un po’ più di benessere. Ma non è andata proprio così. Ed oggi siamo per lo più guidati da gente inesperta».

Il ricordo della libertà conquistata, del primo voto («alla pensione “Due pini”. Fu come una festa») ma anche - ancora nelle parole di Carla Pezzini - quello del pane: «Un ricordo che mi è rimasto nel cuore. Lo mangio anche se non mi va».

Un dramma rivive nel racconto di Bianca Antongiovanni. I tedeschi che entrano in casa della sorella, sarta. Un soldato dà uno scappellotto al nipotino di Bianca, sette anni appena. La madre lo difende: «Mio figlio non lo devi toccare». Sono le ultime parole che la donna rivolgerà al bambino, prima di essere uccisa, dopo essere stata trascinata via da casa insieme ad un’altra donna. «Certo che ci sono andata a votare!», afferma Bianca con la voce commossa dal ricordo dei quei fatti.

C’è una composizione di iris sul tavolo in consiglio, ed è un omaggio al ricordo di Vanda Francesconi, 98 anni, orfana di guerra, un fidanzato fatto prigioniero, scappato e tornato dal lei in tempo per festeggiare insieme la Liberazione: «Quel giorno, mentre ascoltavamo la notizia alla radio, sul tavolo avevamo un bel mazzo di iris che io avevo raccolto in giardino. Tutti uscivano di casa, via Leonardo da Vinci era piena di gente». Quando poi gli italiani vanno alle urne per la prima volta per scegliere la Repubblica, «eravamo felici». Parole semplici ma efficaci più di qualsiasi intervento politico, quelle di Vanda, che oggi scrive poesie.

Felici e «soddisfatti», è la testimonianza di Elsa Biggi, 96 anni. Vedova di guerra, sola con un figlio di tre anni da crescere, era tornata a vivere con la famiglia di origine: «Andai a votare ed ero con mio padre che mi disse: “Stai attenta a non sbagliare”. Gli risposi: “Papà, non sono mica scema”». Elsa se l’è cavata, ha lavorato, ha cresciuto quel figlio troppo presto orfano: «Penso di avere fatto il mio dovere. Ed oggi sono molto orgogliosa di essere qui».

Vanna Petrucci, 101 anni, è troppo emozionata. A darle voce è Mimma Bondioli, presidente dell’Anpi Viareggio. Quando la guerra finì Vanna aveva il tifo. Ed un figlio di 18 mesi che il padre vedeva per la prima volta. Il ricordo è un groppo alla gola che merita rispetto e affetto.

Tra tante donne, la voce di Andrea Bertini, figlio di Manfredo Bertini, medaglia d’oro al valor militare, il comandante “Maber” di un gruppo combattente della Divisione "Giustizia e Libertà" operante sulle Apuane. Zia di Andrea Bertini era invece la partigiana Vera Vassalle, medaglia d’oro al valor militare. «Spendersi ancora oggi per i valori in cui si crede è un preciso dovere», è il messaggio di Bertini cui è impossibile non aderire.

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