Gioco
La giovane madre: «Così i medici mi hanno salvato la vita»
La donna racconta in prima persona ciò che le le è accaduto: «In ospedale persone magiche, senza di loro non sarei qui»
VIAREGGIO. Una giovane madre accusa un malore, va al pronto soccorso - su consiglio del medico - e grazie alla rapidità dei sanitari le viene diagnosticata un’embolia polmonare. Rapidità che si rivela decisiva per salvarle la vita.
Una storia a lieto fine che viene raccontata dalla stessa protagonista, Serena Cecchi, viareggina, mamma di un bambino di quattro anni. Che dopo questa esperienza ha voluto ringraziare i sanitari dell’ospedale Versilia, spesso (e non sempre a ragione) criticati, ma che nel suo caso sono stati determinanti per evitare complicazioni per le sue condizioni fisiche.
«È un sabato pomeriggio qualunque, si festeggiano i 70 anni di mia mamma e si mangia la torta - afferma Serena - La mattina avevo fatto gli esami del sangue, perché continuavo a respirare male». Serena non sta bene e e dopo la torta decide di andare al pronto soccorso del “Versilia”.
«Respiravo sempre peggio - spiega - ma ho avuto la fortuna di incontrare sulla mia via degli angeli in tutto questo percorso che voglio ringraziare. A partire dal medico del pronto soccorso Matteo Virzì che nel giro di 20 minuti mi ha fatto prelievo arterioso e venoso e mi ha spedito a fare la Tac. Appena uscita dalla Tac, con tranquillità e amore mi ha detto “Ti ricovero, hai un’embolia polmonare”. Mi ha spiegato con calma cosa fosse, mi ha detto di stare calma, e mi ha pure dato una caramellina agli agrumi, lui che è siciliano. Dalla Tac sono tornata in pronto soccorso e mi hanno monitorato finchè non si è liberato il letto in medicina, nella cosiddetta “alta intensità”. Avevo paura: se l’embolo si fosse staccato e fosse andato da un altra parte? Io sono una mamma e ho un bimbo di 4 anni, le mamme non si possono permettere di stare male».
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«Il reparto di alta intensità è stata per me una rivelazione - prosegue Serena - Si sente sempre parlare male dell’ospedale Versilia, ma io devo dire che sabato scorso mi hanno salvato la vita. In alta intensità non si fermano mai un attimo: le infermiere non camminano, ma corrono sempre, notte e giorno. Dovrebbero avere stipendi a cinque zeri. Dalle infermiere, alle operatrici sociosanitarie, alle ragazze che lavano e fanno i letti, tutte col sorriso e senza mai perdere di grinta o di gentilezza. Certo, parenti, familiari e amici sono indispensabili, ma serve altro. Serve che ci sia coordinazione e amore nel lavoro che si fa. E io sabato scorso in tutto il mio percorso l’ho trovato. Sennò non ce l’avrei potuta fare. Io voglio sottolineare che le eccellenze ci sono, le persone “magiche” esistono e quando è necessario vengono fuori».
«Certo - afferma Serena con saggezza - non potete pretendere di venire in pronto soccorso per una sbucciatura al dito o un codice bianco e non aspettare... Sappiate che dentro c’è gente che salva vite, quindi portate pazienza, non sono tutti fannulloni come credete. Ringrazio ancora tutti, dal primario del reparto di medicina Daniele Taccola, al medico del pronto soccorso Virzì, il dottor Paolo Puccinelli, e tutti gli altri. Vorrei abbracciarvi e farvi capire il bene che mi avete trasmesso. La convalescenza sarà lunga, ma spero presto di uscirne. Grazie ancora - conclude - e buona vita a tutti».
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