Il Tirreno

Versilia

Rogo al negozio, commerciante a processo

di Matteo Tuccini
Rogo al negozio, commerciante a processo

È accusato di essere il mandante dell’attentato al centro estetico della figlia: «Voleva i 300.000 euro dell’assicurazione»

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CAMAIORE. Dovrà difendersi in tribunale dall’accusa di aver fatto bruciare il centro estetico della figlia per riscuotere i 300.000 euro dell’assicurazione. La vicenda del rogo al “Tempio di Cleopatra”, divorato dalle fiamme nel 2012, finisce a processo: il giudice ha rinviato a giudizio Floriano Matteucci, 64 anni, noto commerciante camaiorese oggi al lavoro in una tabaccheria. Dovrà rispondere di incendio doloso.

Il rogo avviene il 6 agosto del 2012, al centro estetico che Claudia Matteucci - figlia di Floriano - ha appena aperto in via Italica a Lido. I danni sono notevoli: le fiamme distruggono macchinari da centinaia di migliaia di euro. Da subito appare evidente agli inquirenti che il fuoco è stato appiccato: vengono trovate tracce di benzina e un flacone di alcol, probabilmente usato come innesco. I primi sospetti si concentrano sul mondo del racket e delle estorsioni: lo stesso Floriano Matteucci, sin dal primo giorno, dice agli inquirenti che teme di essere lui il destinatario del “messaggio”. Ma Procura e polizia non gli credono.

L’indagine punta soprattutto su un filmato delle telecamere di sicurezza del centro estetico. La videosorveglianza riprende Floriano Matteucci assieme a una persona il giorno prima dell’incendio. Le immagini vengono recuperate dalla polizia dall’hard disk dell’impianto, semidistrutto dalle fiamme. Secondo la Procura, le telecamere sono state spostate e successivamente staccate dallo stesso Matteucci per evitare di riprendere gli autori dell’incendio, appiccato perché gli affari non vanno bene. Non solo: gli investigatori sostengono che sempre il giorno prima del rogo sono stati portati via dal negozio prodotti cosmetici e creme - dicono gli inquirenti - «per risparmiarli dalle fiamme».

Con queste accuse Floriano Matteucci viene arrestato dalla polizia più di un anno dopo l’episodio, nel novembre del 2013.

Il commerciante, nell’interrogatorio di fronte al giudice per le indagini preliminari, nega tutto: assicura che la persona che era con lui il giorno prima del rogo non è sconosciuta né irreperibile, tanto che ne ha fornito nome e cognome agli stessi investigatori. Ma la tesi principale, sostenuta anche ieri dagli avvocati difensori (leggi box), è che non c’era alcun motivo per bruciare un’attività che era appena stata aperta spendendo oltre 700.000 euro. «Non avrebbe avuto senso - dice la difesa - voler incassare i 300.000 euro dell’assicurazione: voleva dire recuperare meno della metà dell’investimento». Ieri il giudice del tribunale di Lucca, Riccardo Nerucci, ha deciso che la vicenda dovrà passare da un processo. La cui prima udienza è stata fissata per il 5 dicembre. Anche se la difesa ha chiesto di anticiparla, in maniera da chiarire quanto prima l’accaduto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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