La manifestazione
Morì al Pronto soccorso, processo a fine maggio
Doretta Ricci era stata appena dimessa dopo gli accertamenti per un disturbo respiratorio
CAMAIORE. I suoi figli non si sono mai arresi. E a distanza di cinque anni, a fine maggio, si apre il processo per la morte di Annamaria Doretta Ricci, 67 anni nel maggio 2011 quando spirò dopo aver accusato un malore, mentre attraversava la sala d’attesa del Pronto soccorso dal quale era stata appena dimessa dopo avervi trascorso otto ore. Il sostituto Procuratore Salvatore Giannino iscrisse nel registro degli indagati due medici del Pronto soccorso ed i carabinieri della compagnia di Viareggio e dei Nas di Livorno sequestrarono le cartelle cliniche e tutta la documentazione medica. Fu inoltre disposta l’autopsia, eseguita dal medico legale Stefano Pierotti.
L’allora assessore regionale alla sanità, Daniela Scaramuccia, inviò gli ispettori all’ospedale Versilia, la cui direzione sanitaria aprì un’inchiesta interna. «Il quadro clinico si è sviluppato insidiosamente - scrisse la commissione regionale - e l'apparente miglioramento delle condizioni della donna non lasciava prevedere l'evoluzione infausta». Così che dopo gli esami cui era stata sottoposta per aver accusato una difficoltà respiratoria, la signora fu dimessa. Il tempo di mormore ad una delle figlie un «sono stanca», appoggiarsi su una sedia del Pronto soccorso ed entrare in un attimo nell’ultima ora di vita.
Tutto questo arriva anche all’attenzione dei mezzi di informazione nazionale: martedì mattina alle 10 su Rai Uno nella trasmissione “Storie vere”, infatti, due dei quattro figli di Doretta Ricci, moglie di Giovanni Vecoli (la famiglia è molto nota in Versilia per la gestione del lago di pesca sportiva Teneri) racconteranno la storia della madre e di come sono arrivati al processo, assistiti - racconta al “Tirreno” Valeria Vecoli - dallo studio legale di Torino “Ambrosio&Commodo”, specializzato in questo tipo di vicende giudiziarie. Con loro, in pochi mesi, abbiamo risolto quello che in anni non eravamo riusciti a sbloccare». L’intento della famiglia della signora Ricci - la figlia Valeria torna a ripeterlo - «è stato ed è quello di tenere viva l’attenzione sul caso, non solo per noi ma per tutti coloro che in versilia hanno vissuto esperienza analoghe».
Donatella Francesconi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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