Il Tirreno

Versilia

«Più rischi se la velocità è minore»

di Donatella Francesconi

In aula per Rfi, Ferruccio Resta, direttore del Dipartimento di meccanica del Politecnico di Milano

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VIAREGGIO. «Bisogna avvertire subito il sindaco di Viareggio del pericoli che corriamo ora che i treni con merci pericolose passano a 50 chilometri l’ora e che via Ponchielli ha barriere tra binari e case...». C’è un’ironia amara e dolorosa nelle parole di Marco Piagentini, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”, così come negli occhi dei familiari delle vittime, che ieri hanno ascoltato le parole di Ferruccio Resta, direttore del Dipartimento di meccanica del Politecnico di Milano, in aula come consulente del Rete ferroviaria italiana (Rfi). Un’udienza tra le più lunghe dei due anni e mezzo di processo al disastro ferroviario del 29 giugno 2009, con i suoi trentadue morti, la distruzione, i feriti che ancora oggi lottano con le conseguenze delle ustioni, fuori e dentro gli ospedali. Un’udienza che ha visto il pm Salvatore Giannino difendere le ragioni della sicurezza lungo i binari d’Italia in un lungo testa-testa con il consulente dall’abile oratoria.

Se si fosse dovuta ridurre la velocità del treno merci carico di Gpl, lungo il tragitto Trecate-Gricignano si sarebbero avute - così le parole di Resta - «169 riduzioni di velocità in altrettante stazioni. Con continue frenate e accelerazioni. La riduzione della velocità espone ad un maggiore tempo il trasporto, ed inoltre bisogna gestire i numerosi incroci. Così che la traccia oraria ed il tempo di viaggio aumentano considerevolmente». Senza contare che «frenate e accelerazioni creano una faticosità della guida e le continue interferenze con altri treni creano rischio». Rischio «che poteva anche aumentare con la riduzione della velocità». Eppure dalla stazione di Viareggio, a partire dai giorni del disastro ferroviario più grave d’Italia, le Ferrovie hanno fissato per i treni trasportanti merci pericolose che il passaggio in stazione avvenga a 50 chilometri l’ora. Velocità che - ancora secondo resta - «impone una valutazione del rischio». Perché «a 50 chilometri l'ora c’è più pericolosità sul trasporto merci, e più traffico sulla gomma che comportano maggiori rischi». Resta non lo dice ma sullo sfondo di questo argomentare vi sono motivi di natura economica già ascoltati nel corso del processo, ma anche nell’infinito dibattito in sede di Comunità europea quando si è trattato di decidere se sui treni merci del Vecchio Continente sia o meno il caso si installare un sistema antisvio.

Resta tiene nel lungo confronto con i pm Giannino e Giuseppe Amodeo. Ma in fine di udienza la sua dichiarazione è di quelle che nel sistema giudiziario statunitense varrebbe una condanna per negligenza all’intero sistema di Fs: «Quando l’antisvio sarà applicabile sarà un elemento di mitigazione del rischio. Non lo vedremo nei prossimi dieci anni, però...». Il principio di negligenza è quello per cui, di fronte alla giustizia “made in Usa”, ad un colosso industriale coinvolto in un disastro come quello di sette anni fa a Viareggio, all'azienda proprietaria dei vagoni che si sono rovesciati spettava a prescindere la responsabilità di evitare il disastro.

Tra gli ostacoli all’adozione dell’antisvio elencati da Resta in aula, anche quello dell’elettrificazione dei carrimerce. Trenitalia ci aveva lavorato, ben prima della strage di Viareggio, con il progetto di Emilio Maestrini che è rimasto nel cassetto. Ma Resta boccia senza appello quella progettazione: «Tutto il parco carri non è elettrificato. Farlo significa stravolgere il trasporto ferroviario». E qui Giuseppe Amodeo, oggi nelle veci di Procuratore capo a Lucca, ha ridato alla giustizia il linguaggio più umano: «È impossibile anche piazzare due specchietti retrovisori sul locomotore?!».

Sul tema delle barriere protettive che secondo il consulente Rfi avrebbero aggravato la situazione, spostando il Gpl verso la stazione, Salvatore Giannino ha “combattuto” sommerso dalle opposizioni a raffica degli avvocati difensori (Scalise, D’Apote, Stortoni, Stile): «È vero che in stazione esiste un allarme per evacuare le persone in caso di incidente? Ha valutato la presenza in stazione di questo sistema di allarme?», che i residenti di via Ponchielli certo non avevano a disposizione, credendosi al sicuro nelle proprie abitazioni. E tra le due situazioni, ha chiesto ancora Giannino, «cosa è più pericoloso?», anche considerando che in stazione c’è il personale «in grado di vedere il pericolo?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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