La protesta
Le tre tele rubate appese nei salotti Indagati i possessori
Nel 1944 le SS le trafugarono da Villa Cavanis a Capezzano Facevano parte del tesoro accumulato da Hitler a Dornsberg
CAMAIORE. Se ne stavano lì appese, chissà da quanto, nei salotti di due belle case milanesi. Una “Madonna col bambino”, una “Trinità” e una “Circoncisione”: opere di autori diversi, tutte del Quattrocento e dal valore inestimabile. Le avevano separate: una era in una casa, le altre due nell’altra. Ed è facile immaginare l’emozione dei carabinieri quando le hanno viste. Hanno capito che avevano risolto un caso vecchio di settantadue anni. E che, grazie a loro, le tre tele del Rinascimento rubate dai nazisti nel 1944 a Villa Cavanis a Capezzano sarebbero tornate a farsi ammirare da tutti. Tutti coloro che lo meritano, s’intende.
È un colpo sensazionale, quello messo a segno dai militari del Nucleo tutela del patrimonio culturale. Carabinieri che, invece degli autori di furti e rapine, cercano i quadri rubati. A volte ci riescono, a volte no (vedi il caso del Caravaggio sparito da Palermo anni fa). Stavolta ce l’hanno fatta. Hanno battuto persino i “Monuments men” dell’esercito degli Stati Uniti: una squadra di soldati che gli Usa misero insieme durante la Seconda guerra mondiale, per salvare le opere d’arte trafugate dai nazisti. Ma quelle tre tele, nel castello di Dornsberg dove i tedeschi le avevano accatastate assieme a centinaia di altri capolavori, gli americani non le trovarono. Ci sono riusciti i carabinieri, settant’anni dopo, in due case di Milano. I cui proprietari sono stati denunciati per ricettazione.
Il ritrovamento, hanno spiegato ieri i carabinieri di Monza - il Nucleo tutela del patrimonio ha sede in Brianza e non nel capoluogo lombardo - è frutto di un’indagine di anni. A corroborare il lavoro paziente dell’Arma non può che essere arrivata un’indicazione, quella che in gergo si dice “soffiata”. Una cosa comune, anche in un settore sofisticato come l’arte. Ma questo gli investigatori non lo dicono, né possono dirlo. Tutto il resto della storia è certo e documentato.
Le opere si trovavano prima della guerra a Villa Cavanis, la villa dei Borbone a Capezzano Pianore. Si tratta di un dipinto raffigurante la “Trinità”, attribuito al pittore fiorentino Alessio Baldovinetti; di un dipinto raffigurante la “Circoncisione-presentazione di Gesù al Tempio”, firmato in cartiglio in basso al centro “Jeronimus ex libris”, il miniatore veronese Girolamo Dai Libri. E una “Madonna col bambino”, attribuito a Cima da Conegliano. Nel 1939 il fascismo istituì l’Ente di gestione e di liquidazione immobiliare con il compito di acquisire, gestire e rivendere i beni sottratti agli ebrei. Con l’ingresso dell’Italia in guerra, l’Ente estese la sua competenza ai sequestri dei beni degli stranieri di nazionalità nemica. In questo contesto, l’8 agosto 1940 il prefetto di Lucca ordinò il sequestro dei beni appartenenti alla famiglia Borbone-Parma presenti sul territorio nazionale. Compresi i dipinti nella villa di proprietà del principe Felice di Borbone Parma, all’epoca principe del Granducato di Lussemburgo. Le opere furono trafugate dalle truppe di occupazione tedesche della 16ª divisione corazzata SS, e portati - assieme a molti altri beni - nel castello di Dornsberg, nei pressi di Merano (Bolzano), residenza del generale Wolff, capo delle SS in Italia. Da lì, su ordine di Adolf Hitler, le opere sarebbero state trasportate in Germania. Nel 1945, però, numerose opere rubate dai tedeschi furono recuperate proprio in quel castello dai militari della 5ª Armata americana, più noti come “Monuments men”. La vicenda fu riportata dalla rivista “Il Milione”, grazie alla quale Felice di Borbone Parma venne a conoscenza del recupero delle opere sottrattegli. E che, nel 1949, gli furono restituite tutte. Ad eccezione di tre che, all’epoca, non furono ritrovate. Come abbiano fatto queste tele del Quattrocento a finire nelle mani di un collezionista milanese, morto nel 1945, e da lì ai suoi eredi, non è chiaro. Ora si trovano in custodia alla pinacoteca milanese di Brera per il restauro. In attesa di essere esposte in un museo come meritano.
@matteotuccini
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